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http://archiviostorico.corriere.it/2007/ottobre/07/attacca_divorzi_infiniti_Piu_facile_co_9_071007085.shtml
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E il pm attacca i divorzi infiniti «Più
facile uccidere la moglie» |
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Greco cita il paradosso di
Davigo: uscirne a volte è impossibile I tempi per la sentenza superano
quelli di una pena per omicidio
MILANO - Separarsi, che fatica. E quanti anni (e denari) spesi in
tribunale a trovare accordi, soluzioni, compromessi. Perfino il
sostituto procuratore di Milano, Francesco Greco, punta il dito contro
la lentezza della giustizia civile. Lo fa davanti ai giovani industriali
riuniti a Capri, citando il collega Piercamillo Davigo: «È più facile
uccidere la moglie che venire a capo di un divorzio difficile». Chiamato
in causa, il giudice Davigo precisa: «Io parlavo di procedure: i tempi
per una separazione spesso superano quelli di una pena infliggibile per
omicidio». E il conto si fa in un attimo: trent' anni per assassinio
volontario con le attenuanti generiche e il rito abbreviato rischiano di
diventare anche cinque. Molti meno di una causa di separazione. Divorzio
all' italiana, questione di nervi. Di chi, nella (ex) coppia è più forte
o più tenace. Di chi è più ricco e ha un avvocato migliore. O,
semplicemente, è più paziente. Perché i tempi sono lunghi, anzi
lunghissimi. In media 582 giorni per mettersi d' accordo su alimenti, ma
si arriva fino a 10-15 anni per risolvere una lite. Abbastanza per
cambiare vita, lavoro, moglie (un' altra), per vedere diventare
maggiorenni i figli per cui tanto si è litigato. Ma con la legge che ti
riporta sempre indietro. Al momento della crisi. Secondo le statistiche
delle associazioni «separati e divorziati», nell' ultimo anno si sono
contati circa 70 mila separazioni e 50 mila divorzi. Ne sa qualcosa Anna
Maria Bernardini De Pace, avvocato matrimonialista (tra i suoi assistiti
Eros Ramazzotti ai tempi della crisi con Michelle Hunziker): «Finalmente
viene alla luce il problema della conflittualità tra le coppie di oggi».
Che litigano allo stesso modo «per 200 euro o per 2 milioni», che
scambiano le aule dei palazzi di giustizia per un ring. «Come nella
politica, come nella tv», sottolinea la Bernardini De Pace. In tribunale
come in un reality. L' avvocato Laura Hoesch (che invece difese Michelle)
aggiunge: «La giustizia non riesce più a gestire il problema». Pochi
giudici di famiglia, è questo il dramma. E una marea di consulenti
tecnici («alcuni incompetenti») che, inevitabilmente, gonfiano i tempi
processuali. Sentenze a rilento. Anna Galizia Danovi, presidente del
Centro per la riforma del diritto di famiglia, sbotta: «Noi avvocati
dobbiamo evitare di fomentare coniugi uno contro l' altro. Troppe volte
mi sono sentita dire: "Voglio la testa di mia moglie", ma mi rifiuto di
ragionare in questo modo. Greco ha ragione: la giustizia non riesce a
dare risposte adeguate». Altro paradosso: spesso le cause si prolungano
oltre le sentenze di divorzio (con il marito/moglie che paga gli
alimenti all' ex coniuge per decenni). E allora il conflitto si ricrea
all' infinito. «Colpa della magistratura - dice Marino Maglietta,
presidente dell' associazione Crescere Insieme - che insiste sul modello
monogenitoriale. Ma la nuova legge sull' affidamento condiviso parla
chiaro». I figli alla madre, le spese al padre. Una volta, forse. Ora
non sempre è così. «Negli ultimi 6 anni - continua l' avvocato
Bernardini De Pace - i più deboli sono gli uomini. Le donne sono meglio
preparate ad affrontare i cambiamenti». Dimentichiamo allora, il
conflitto Giorgio Falck-Rosanna Schiaffino, il duello Mario Chiesa-Laura
Sala che diede via a Tangentopoli, la vicenda Silvana Mangano-Dino De
Laurentiis. Oggi le donne sanno difendersi. E vincere le battaglie
legali. «Anche se la materia - conclude l' avvocato Hoesch - è complessa
e in continua evoluzione». 582 *** I GIORNI medi di attesa per
concludere una causa di divorzio. «Ma - dicono i legali - c' è chi
aspetta anche 10/15 anni» * * * NEI FILM KRAMER CONTRO KRAMER Lei se ne
va, poi torna, vuole l' affidamento del figlio e la famiglia finisce in
tribunale. Film del 1979 regia di Robert Benton è uno spaccato impietoso
della famiglia americana alle prese con la crisi del privato. La
pellicola ebbe grandissimo successo: le crisi fra i due separati, le
scenate davanti al figlio sono diventate nell' immaginario collettivo
una sorta di documento realistico della separazione conflittuale *** LA
GUERRA DEI ROSES In questo film dell' 89, Danny DeVito descrive il
divorzio di una coppia di yuppie (Kathleen Turner e Michael Douglas,
sopra). La battaglia per la spartizione della casa è all' ultimo sangue
Sacchi Annachiara |
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http://www.divorziobreve.org/?q=node/68
Divorziare? In Italia si fa prima ad
uccidere la moglie |
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• Dichiarazione di
Alessandro Gerardi, Tesoriere della Lega Italiana per il Divorzio Breve
Ieri, a Capri, il sostituto procuratore di Milano, Francesco Greco,
citando il suo collega Piercamillo Davigo, ha detto che in Italia, vista
l’attuale normativa sullo scioglimento di matrimonio, può capitare che i
tempi per ottenere una separazione superino quelli di una pena
infliggibile per omicidio, sicché, a volte, risulterebbe “piu’ facile
per il marito uccidere la moglie (o viceversa) piuttosto che venire a
capo di un divorzio difficile”. Le sorprendenti parole dei magistrati di
Milano non fanno altro che fotografare fedelmente la realtà del divorzio
all’italiana, visto che da noi i tempi per ottenere lo scioglimento del
vincolo coniugale continuano ad essere troppo lunghi rispetto a quanto
avviene in tutti gli altri Paesi europei (alla coppia italiana occorrono
ben 582 giorni solo per mettersi d’accordo sugli alimenti, ma a volte si
può arrivare ad aspettare anche 10-15 anni prima di risolvere una lite).
Non solo, ma l’attuale legge sul divorzio - producendo ogni anno
centinaia di migliaia di inutili procedimenti di separazione – è la
principale responsabile della crisi della giustizia civile italiana,
anche perché il coniuge economicamente e caratterialmente piu’ forte
spesso può permettersi il lusso di allungare il brodo della separazione
non permettendo così all’altro partner la possibilità di rifarsi una
famiglia e ai figli di vivere e crescere in un contesto familiare piu’
sereno e meno conflittuale.
Le garanzie contro tutto questo ci sarebbero e consistono nell’abolire
il procedimento di separazione, così da semplificare e facilitare (nei
tempi e nelle procedure) l’accesso della coppia all’istituto del
divorzio. Sono misure legislative di buon senso, che una classe politica
responsabile e consapevole del suo ruolo avrebbe dovuto approvare già da
un pezzo, ma che qui in Italia, purtroppo, con la cultura cattolica e
illiberale che pervade entrambi gli schieramenti politici, sembra
impossibile perfino mettere all’ordine del giorno.
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