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Da anni, l’associazione
Onlus “Papà separati e figli” si preoccupa di offrire assistenza ai
padri torinesi a cui, dopo una separazione, è stata negata la
possibilità di vedere i propri figli.
Claudio Caresio,
segretario dell’associazione, quali sono le principali problematiche che
deve affrontare un padre a cui è stato negato l’affidamento del figlio?
<Il primo problema è
sicuramente di natura psicologica. Di solito, un padre che si vede
negato il diritto di vedere il proprio figlio è sconvolto, spaesato, e
non sa più a chi aggrapparsi. Ecco, noi cerchiamo di dare un aiuto anche
morale a questi padri. E cerchiamo di farlo al meglio sfruttando la
nostra pluriennale esperienza nel settore. Infatti, sono oltre 500 le
persone che si sono già rivolte a noi>.
Il rapporo
psicologico è importante, certo, ma in concreto che aiuti offrite?
<Nel limite del
possibile, cerchiamo di offrire anche un supporto materiale. Ad esempio,
lo scorso mese abbiamo prestato una roulotte ad un padre che era stato
appena sbattuto fuori di casa>.
Secondo il vostro
punto di vista, negli affidamenti i tribunali tendono a favorire le
madri nei confronti dei padri. Come mai? E come è possibile cambiare
questo status quo?
<I tribunali
favoriscono sempre le madri a discapito dei padri perché da annni in
Italia il sistema giudiziario si è cristallizzato in questo senso. E
nemmeno la legge sull’affidamento condiviso è servita a cambiare la
sitazione. Serve un radicale intervento legislativo che ridisciplini
tutta la materia>.
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