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Costituzione di parte civile del minore. La sentenza di Varese tradisce le aspettative dei cittadini in materia di tutela dei figli

Dal sito di www.Adiantum.it

Costituzione di parte civile del minore. La sentenza di Varese tradisce le aspettative dei cittadini in materia di tutela dei figli 06/11/2008
Un'altra occasione perduta. Ancora una opportunità, culturalmente rilevante, di cambiare il modus agendi di una larga fetta di genitori italiani, vanificata dall’operato di una Magistratura sorda ad alcune istanze della società civile rappresentata da un folto pubblico che, alla lettura della sentenza, ha mostrato incredulità e indignazione. Riassumiamo. Presso il Tribunale Penale di Varese, all’udienza dello scorso 5 Novembre era imputato un genitore (segnatamente una madre), già condannata del medesimo reato in primo grado, accusata “…..nell’ambito di un medesimo disegno criminoso di aver ripetutamente violato il provvedimento del giudice che stabiliva gli orari di visita del padre…..”. Seguiva la descrizione di 26 episodi dell’anno 2004, mai contestati da controparte, in cui quel genitore aveva negato unilateralmente al figlio di relazionarsi con il papà (incluso il periodo di ferie estive) per mezzo di una continua “assenza strategica” programmata allo scopo di rendersi irreperibile proprio negli orari previsti per gli incontri del piccolo con l’ex coniuge. Il PM Davide Toscani richiedeva 4 mesi di carcere, nonché il risarcimento del danno morale sia per il padre, che il bambino, che nell’occasione è stato rappresentato da altro avvocato. Ma il magistrato giudicante, Dott.ssa Angela Minerva, ha inaspettatamente ridotto a quattro le ventisei supposte inottemperanze, trovando ragioni nel fatto che in 4 casi vi era stato già un giudizio (una condanna e tre assoluzioni), mentre negli altri diciotto non è dimostrato il dolo, anche se l'imputato aveva sospeso arbitrariamente per 20 giorni gli incontri del figlio con l’altro genitore. Per i restanti quattro episodi, lo stesso magistrato ha disposto una condanna pecuniaria coperta da indulto, la non menzione, la compensazione delle spese (ma il genitore danneggiato aveva dovuto pagare due avvocati: il proprio e quello del figlio minore) e, soprattutto, nessun risarcimento al minore, rappresentato al processo come parte civile da un suo legale, nonostante sia proprio il piccolo ad aver subito di più, a causa della forzata lontananza dal padre. A quest’ultimo è stato riconosciuto un sia pur minimo danno morale. Luca Maranzana, Presidente di “Figli Per Sempre Onlus”, sostiene che “come sempre, anche questa volta il minore non è stato tutelato e pare che si possa continuare a usarlo come merce di scambio”. Alessio Cardinale, Portavoce Nazionale di ADIANTUM, sottolinea che “il messaggio è chiaro, il genitore che vuole impedire ai propri figli di relazionarsi con l’altro, dovrà semplicemente assentarsi durante gli orari per lui stabiliti dal giudice. Sentenze come questa di Varese sono gravi, perché potrebbero incentivare comportamenti scorretti in coloro che confidano in una sostanziale impunità. Saremo attenti a verificare le motivazioni sostanziali e processuali che hanno indotto il Giudice a questo drastico ridimensionamento del fatto imputato alla madre ed alla applicazione di una sanzione inesistente, perché priva negli effetti della necessaria funzione retributiva, preventiva e rieducativa della pena: è stata l’equivalenza di una assoluzione”. Dense nubi si aggiungono, così, sul Tribunale Varesino, per il quale giace da tempo una corposa istruttoria presso il Gabinetto del Ministero di Grazia e Giustizia a seguito della denuncia di un cittadino. In quella occasione, infatti, il principale consulente tecnico dello stesso Tribunale veniva sanzionato dall’ASL perché scoperto a svolgere le perizie giudiziarie in tempi e spazi dedicati alla pubblica Amministrazione. Nonostante l’evidenza dei fatti, però, la Procura richiedeva immediata archiviazione senza procedere ad ulteriori indagini e il GIP dichiarava che almeno 6 sedute riguardanti 8 persone – mai ascoltate - si erano svolte in tempi e spazi diversi da quelli dichiarati dal denunciante prendendo in considerazione la stessa agenda personale dell’imputato (presentata dallo stesso come mezzo di prova…). Siamo convinti che il Tribunale di Varese saprà sgombrare ogni presunta nube riuscendo a spiegare ciò che ad oggi a noi appare incomprensibile. A quando la schiarita?

 

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