http://ilrestodelcarlino.ilsole24ore.com/modena/2008/11/22/134402-nessun_abuso_nostro_padre.shtml

Padre modenese condannato in cassazione (non oso immaginare cosa significhi solo subire anni di processo per tale terribile accusa) a 6 anni di reclusione per abusi sui figli.

Ma i figli dopo la condanna definitiva non resistono più e scrivono la verità in una lettera: "non abbiamo mai subito abusi sessuali, ne maltrattamenti, abbiamo dichiarato il falso in età molto giovane a scopo di collocare la residenza a casa di nostra madre" (era il 2003) [..] e poi ancora "queste dichiarazioni volevamo farle già da tempo, ma ci vergognavamo [..]".

Risulta molto difficile però credere che dei ragazzini (ai tempi nemmeno adolescenti) abbiano organizzato questa cosa da soli..

La cosa grave è che i colpevoli di queste ignobili accuse, che provocano dolore, tormento, che violentano per anni la persona vittima, che spesso la mandano in galera, che queste persone non paghino. Non c'è alcun disincentivo vero, autentico, severo, alla falsa testimonianza, motivo per cui queste false accuse, devastanti per chi le riceve, continuano.

Qui la pagina del giornale in pdf
 

Modena: "Nessun abuso da nostro padre". E chiedono la revisione del processo

IL CASO
"Nessun abuso da nostro padre"
E chiedono la revisione del processo
La lettera di due figli (che ora hanno 17 e 19 anni) dopo la condanna definitiva del genitore: "Abbiamo dichiarato il falso in età molto giovane per poter collocare la nostra residenza a casa di nostra madre"

Modena, 22 novembre 2008. C'è una lettera che vuole mettere completamente in discussione un processo finito il 12 novembre: in Cassazione, un padre modenese 46enne era stato condannato a sei anni di reclusione per gli abusi compiuti nei confronti dei due figli che ora hanno 17 e 19 anni.

Sono proprio i due giovani, a sorpresa, a negare ora con una missiva firmata di aver mai subito violenza da parte del padre. Chiedono quindi la revisione del processo: assistiti dall’avvocato Francesco Miraglia, depositeranno a metà della prossima settimana la richiesta alla Corte d’Appello di Bologna. «Ci sono tutti gli elementi perché questo avvenga — dice il legale — ora che i due figli del condannato, che conosco da lunghissimo tempo, hanno messo nero su bianco tutta la loro verità. Abbiamo fiducia che la giustizia possa ora considerare la loro volontà, che si basa su fatti oggettivi».

«Non abbiamo mai subito abusi sessuali né maltrattamenti — scrivono nella lettera i due giovani — abbiamo dichiarato il falso in età molto giovane a scopo di collocare la nostra residenza a casa di nostra madre. Queste dichiarazioni volevamo farle già da tempo, ma ci vergognavamo in quanto gli svolgimenti dei fatti peggioravano sempre di più. Credevamo che le nostre dichiarazioni sarebbero state usate dai servizi sociali solo per la modifica del decreto, invece ci siamo trovati in una situazione per noi difficile da affrontare».

I due sostengono quindi con forza l’innocenza del padre, quella negata nei tre gradi di giudizio dal 2003 fino al respingimento, dieci giorni fa, del ricorso presentato in Cassazione dopo la sentenza d’Appello di un anno fa. Va sottolineato che la condanna definitiva del padre per gli abusi è giunta dopo numerose perizie utilizzate nei processi per dimostrare le violenze. Ora, però, la lettera dei figli rischia di stravolgere tutto.

«Attualmente siamo in ottimi rapporti con nostro padre — scrivono — e spesso ceniamo con lui a casa e nei luoghi pubblici». «Già in un libro di Nunzia Manicardi edito da Koinè avevo fatto presente l’anomalia di questa storia — dice l’avvocato Miraglia —. Si è arrivati al processo e alla condanna dell’uomo a partire dalla denuncia fatta da un assistente sociale nominato per la famiglia e che invano si era cercato di cambiare poco prima. Nel frattempo, i rapporti fra padre e figli si erano mantenuti buoni. I ragazzi vennero affidati poi alla madre, già giudicata incapace da tempo. Ora vogliamo poter dire la nostra verità dopo tanto dolore».

di PAOLO GRILLI
 

 

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