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ROMA (27
novembre) – La separazione sta diventando sempre di più sinonimo di
povertà. Costretti a mangiare nelle mense per i poveri o a dormire in
macchina, quando va bene, tornano a casa dei genitori. Purtroppo non
sono nemmeno casi unici. Cresce la soglia di povertà per i mariti
separati che si trovano a dover mantenere moglie e figli.
«Aumenta giorno dopo giorno il numero di mariti che, dopo la
separazione, sono costretti a farsi carico da soli del mantenimento ei
figli e della moglie e rimangono privi di risorse e costretti a
rivolgersi a noi per non morire di fame». Lo ha detto il direttore
generale della fondazione “Banco alimentare” Marco Lucchini, che si
occupa di ridistribuire tra le associazioni caritatevoli le derrate
alimentari in eccesso dei venditori.
«Il dato riguarda le famiglie delle fasce medio-basse, dove lo stipendio
del marito non basta a coprire le spese per ex moglie e figli. Spesso
questi papà tornano a vivere con i genitori per evitare ulteriori spese
ma non sempre riescono a spuntare la fine del mese».
Un esempio raccontato dal direttore riguarda una famiglia siciliana,
dove «l'uomo, un operaio di una fabbrica, si era separato dalla moglie
e, per dimostrare al nuovo compagno della donna di non essergli da meno,
aveva deciso di organizzare da solo la cerimonia per la cresima di uno
dei due figli. Risultato: è finito nelle mani degli usurai ed è ricorso
al nostro aiuto».
Questi nuovi poveri sono entrati a far parte dell'ormai milione e mezzo
di persone che quest'anno si sono rivolte alle 8.563 associazioni
comunitarie e d'accoglienza sparse in tutta Italia e supportate dal “Banco
Alimentare”.
«La realtà che noi aiutiamo - ha spiegato Lucchini - non comprende solo
gli extracomunitari o chi vive per strada. Molti di quelli che si
rivolgono alle associazioni a cui forniamo gli aiuti alimentari o alle
mense per poveri, sono cittadini italiani che hanno perso il lavoro,
anziani o disoccupati». «Solo nel Lazio quest'anno la richiesta di aiuti
da parte di famiglie indigenti ha riguardato 110 mila e 600 persone, ben
12 mila in più rispetto all'anno scorso. Tra questi, la maggior parte
riguarda famiglie monoreddito con minori o anziani a carico». |