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Abusi sui minori, l’esperto: “Basta sentenze adulto-centriche”
Cassazione: i bambini piccoli non mentono consapevolmente ma diventano
altamente malleabili in presenza di suggestioni etero indotte. |
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ROMA - Una recentissima
sentenza della Corte di Cassazione (numero 8809) ha accolto il ricorso
di un padre separato di Catania, condannato in due precedenti gradi di
giudizio a tre anni di reclusione per violenza sessuale nei confronti
della figlia di sette anni, in base alla seguente motivazione: "I
bambini sono altamente malleabili e se interrogati con domande inducenti
tendono a conformarsi alle aspettative del loro interlocutore".
Principi, questi, che erano stati già espressi con una sentenza relativa
al caso di Rignano Flaminio. Parte dai fatti l'avvocato Girolamo Andrea
Coffari, presidente del Movimento per l'infanzia, per commentare tale
sentenza. "La Corte di Cassazione- spiega- non ha un orientamento
univoco e stabile sulla valutazione della testimonianza dei bambini
perché i reati a sfondo sessuale, consumatisi a danno dei bambini,
rappresentano un fenomeno tutto sommato ancora nuovo per la nostra
cultura giuridica".
Da una parte, spiega, "vi sono sentenze illuminate che chiaramente
esprimono la capacità di comprendere a fondo e autenticamente i criteri
di giudizio che è necessario applicare quando si tratta di valutare la
testimonianza di un bambino, accanto a queste sentenze ve ne sono altre,
però, che non possono che definirsi adulto-centriche, finalizzate cioè a
garantire l'adulto, aprioristicamente, dall'eventualità che questo possa
essere accusato da un bambino vittima della sua violenza e perversione".
La sentenza della Cassazione sul padre di catania, così come quella sui
presunti abusi su alcuni bambini della materna di Rignano Flaminio,
"possono a tutti gli effetti essere annoverate fra le sentenze
adulto-centriche, ideologicamente cioè schierate dalla parte degli
adulti, tali sentenze però soffrono di una debolezza strutturale,
fondano cioè la loro interpretazione negazionista della testimonianza
dei bambini su un sentimento di incredulità che rinuncia ad applicare
con serenità criteri logici e scientifici", sottolinea Coffari.
Indipendentemente dal caso concreto che riguarda i fatti di Catania,
"che non intendo valutare non avendone gli strumenti per farlo- prosegue
Girolamo Andrea Coffari, presidente del Movimento per l'infanzia- posso
dire però che affermare genericamente che 'i bambini sono malleabili se
interrogati con domande inducenti in quanto questi tendono a conformarsi
alle aspettative del loro interlocutore', dimostra chiaramente come i
giudici non conoscano il concetto di induzione che, secondo tutte le
ricerche scientifiche svolte sulla memoria dei bambini, rappresenta una
precisa tecnica manipolatoria che, avvalendosi di strategie intrusive e
confusive della memoria dei bambini, ha dimostrato che solo il 25% di
questi possono, se sottoposti pesantemente ad un processo induttivo,
narrare episodi autobiografici in effetti mai verificatisi. Le stesse
ricerche- dice l'avvocato- ci dicono anche che nessun bambino, pur se
pesantemente indotto, riferisce di episodi autobiografici che riguardano
episodi altamente traumatizzanti relativi alla loro sfera intima se
questi non si sono in effetti verificati".
Nessuna tecnica induttiva, cioè, "può costringere a far raccontare ad un
bambino un episodio traumatizzante come una violenza sessuale subita se
questa non si è mai verificata e questo dato scientifico non è stato mai
messo in discussione. Vi è da aggiungere ancora- chiude il presidente
del Movimento per l'infanzia- che il concetto di domanda inducente è
utilizzato in maniera impropria dalla Cassazione che confonde,
pericolosamente, la domanda suggestiva con la tecnica manipolatoria
cosiddetta induttiva, non dimostrando di conoscerne la profonda
differenza. E’ necessario che anche la comunità giuridica capisca
l'arretratezza culturale che ha accumulato nei confronti della tutela
dei bambini, l'interesse di tutti è quello di acquisire le migliori
competenze per giudicare con serenità e sicurezza e non rischiare di
condannare per la seconda volta bambini vittime della violenza, la prima
volta, e di un adulto-centrismo autoreferenziale la seconda volta".
10 marzo 2009
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