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http://www.minori.it/notizia.jsf?idNot=160
8/4/09
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Bambini-tiranno, orfani di educazione |
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Ragazzini che comandano gli
adulti se ne vedono sempre di più. Così come i genitori privi di
autorevolezza: è un fenomeno che ci invita a riflettere sui bisogni
educativi all'interno della famiglia. Ce ne parla Daniele Novara,
direttore della rivista Conflitti e responsabile del Centro
psicopedagogico per la pace e la gestione dei conflitti di Piacenza, che
di recente, in occasione del proprio ventennale, ha organizzato un
incontro a Vicenza proprio su questo argomento, nell'ambito di una serie
di iniziative sulle tematiche dell'educazione.
Da un lato bambini viziati, senza freni, che non rispettano le regole,
dall'altro genitori permissivi, talvolta compiaciuti o disorientati, che
non sanno esercitare il proprio ruolo educativo. Sono immagini che
capita sempre più spesso di avere sotto gli occhi magari ai giardini, a
cena da amici, al supermercato o all'uscita della scuola.
E' un fenomeno in crescita, che alimenta atteggiamenti di insofferenza
alle regole e comporta un rovesciamento dei ruoli, con pesanti
conseguenze sul piano individuale e sociale. In alcuni casi, infatti, i
bambini arrivano a comandare i genitori: i pedagogisti li definiscono
“bambini tirannici”.
Ma quali sono le cause di questo fenomeno? Quali le possibili soluzioni
per ristabilire un rapporto equilibrato fra genitori e figli? Per
approfondire l'argomento abbiamo intervistato Daniele Novara, direttore
della rivista Conflitti e responsabile del Centro psicopedagogico per la
pace e la gestione dei conflitti di Piacenza, che su questo tema ha
organizzato un recente incontro a Vicenza, in occasione del proprio
ventennale.
Perchè si parla soltanto adesso di bambini tirannici? In quale contesto
sociale si inquadrano comportamenti di questo tipo?
Il fenomeno interessa la nostra epoca, emerge negli anni Ottanta e
affonda le sue radici nel “narcisismo sociale”. Il Sessantotto segna la
fine della società gerarchica, centrata sulla figura del padre-padrone e
apre le porte alla società narcisistica, in cui tutti gli individui
hanno valore in quanto se stessi. Se dal punto di vista culturale questo
cambiamento rappresenta una conquista, dal punto di vista pratico
registra degli inevitabili effetti collaterali. Il caso dei bambini
tirannici è un esempio. La nostra è una società iperprotettiva, basata
sul codice materno, che tende a privilegiare l'affettività. I figli che
comandano sono, di fatto, “orfani” di educazione, e quindi privati di un
loro fondamentale diritto.
Qual è la causa di questo fenomeno?
La causa va ravvisata nella perdita di autorevolezza delle figure
genitoriali. Oggi i genitori sono fragili dal punto di vista emotivo,
riscattano un'educazione rigida basata sull'autorità e sul rispetto
delle regole con un'eccessiva indulgenza verso i propri figli, da
accontentare a ogni costo. La tenerezza e la disponibilità diventano,
così, misure educative, creando confusione, disorientamento e incapacità
di adattamento.
Come si può colmare questo “deficit di autorevolezza” dei genitori?
Creando una relazione educativa basata su regole chiare, oggettive, che
danno sicurezza ai bambini: ad esempio, un orario preciso per andare a
dormire. Non si tratta di comandi, ma di regole, che devono essere
condivise da entrambi i genitori.
L'educazione, tuttavia, non è solo responsabilità comune di genitori e
insegnanti, è un problema collettivo che investe l'intera società.
Volgendo lo sguardo alla società che cambia, qual è il peso dei media in
tema di educazione?
L' “educazione clandestina” impartita dalla pubblicità e da certi
modelli proposti dalla televisione e dai personaggi di successo
intercetta i desideri di onnipotenza e li trasforma in consumismo,
alimentando il deficit di autorevolezza cui accennavo prima. I vissuti
emotivi diventano esigenze commerciali, necessità, per i genitori, di
garantire il superfluo e accontentare i figli a ogni costo. (bg)
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