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http://www.cronacaqui.it/news-oltre-3000-bambini-rapiti-alla-famiglia-da-giudici-e-psicologi--_21228.html
17/4/09
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TORINO: I dati dell’Osservatorio della
Regione Piemonte. Solo il 10% dei casi riguarda violenze e abusi
Oltre 3.000 bambini “rapiti” alla famiglia da giudici e psicologi |
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TORINO 17/04/2009 - «Sua
figlia ha disturbi dell’attenzione in classe e crediamo che il motivo
sia legato alla sua impossibilità di seguirla appieno o alla sua
“inidoneità genitoriale”». In parole poverissime, il bambino è lasciato
allo sbando e il papà o la mamma non sono genitori come dovrebbero. A
qualunque genitore, se in buona fede, un discorso di questo tipo farebbe
gelare il sangue. Eppure capita pure questo a padri e a madri che vedono
sottrarsi i figli senza un oggettivo motivo, diverso da maltrattamenti,
abusi sessuali, condizioni economiche precarie, abbandono. Secondo i
dati dell’Osservatorio per l’infanzia della Regione Piemonte e
dell’assessorato alle Politiche sociali, per la maggior parte dei casi
(76,8%) gli allontanamenti dei minori non avvengono per fatti gravi ma
per valutazioni “soggettive”. Si parla cioè di “incapacità genitoriale”
o di “metodi educati non idonei” o ancora di “impossibilità dei genitori
a seguire i figli”, che sono croci o appellativi che si portano sulle
spalle la grande maggioranza di padri e madri, nonché fenomeno in
crescita, tanto che dal 2000 a oggi è aumentato del 20-30%. I minori,
invece, allontanati per motivi “oggettivi” sono orfani (3,63% ), in
stato di abbandono (9,81%) oppure maltrattati (4,72%). «Per tutti gli
altri ci sarebbero degli allontanamenti impropri verso comunità o in
famiglie affidatarie – denunciano le associazioni che hanno aderito al
Movimento “Cresco a casa”, nato come manifesto associativo per impedire
i cosiddetti “allontanamenti impropri dei bambini” - e che oltre a
provocare disagio per le famiglie e per gli stessi minori, hanno anche
un costo enorme».
3.500 senza famiglia
Nella nostra Regione 3.498 minori nel 2006 risultavano allontanati dalle
loro famiglie naturali: di questi 2.319 erano in stato di affido
famigliare e 1.179 vivevano presso comunità della Regione. I minori
comunitari ed extracomunitari allontanati risultano il 10%. «Quanto
costa ai cittadini piemontesi tutto questo?» si domanda Gianluca Vignale
(Pdl-An) «Per i bambini in affido il costo è di svariati milioni di
euro, per i minori nelle comunità è di oltre 35 milioni di euro l’anno,
una cifra quest’ultima che è quattro volte superiore a quanto la Regione
stanzia sulla legge per il sostegno alla famiglia. Rileviamo che oggi
l’affidamento è un settore in cui la Regione investe un mucchio di soldi
in modo ingiustificato rispetto al numero di persone che segue. Si
sostenga perciò la famiglia e non le strutture ricettive che accolgono i
minori».
Criteri di valutazione
«In campo giudiziario la valutazione e l’azione giuridica si devono
fondare su elementi certi, dimostrabili e ripetibili, mentre la
sottrazione coatta di minori e falsi abusi hanno un comune denominatore
che trova origine nelle discipline psicologiche e psichiatriche». Lo
denunciano a gran voce gli esponenti delle associazioni che hanno
aderito al movimento associativo “Cresco a casa”. Secondo Adiantum,
associazione di associazioni nazionali per la tutela dei minori, i
tribunali ordinari, minorili e le parti in causa devono affidarsi
esclusivamente a psicologi adeguatamente formati e iscritti in appositi
albi, pena l’inutilizzabilità degli atti. «Solo così - afferma Vittorio
Apolloni, presidente - potrà essere garantito a chiunque un processo e
una conoscenza dei limiti delle scienze psicologiche e psichiatriche
garantendo i terzi da insane aspettative». Così ecco cosa chiedono le
associazioni del Movimento “Cresco a casa”: «un po’ più di umiltà e di
buon senso, ma anche che la sottrazione dei bambini alla propria
famiglia possa avvenire solo sulla base di fatti gravi e accertati o
solo dopo l’acquisizione di prove oggettive attendibili, che le perizie
psicologiche-psichiatriche abbiano solo valore di opinioni e non siano
considerate “accertamento della verità” e, infine, che le famiglie
abbiano il diritto della parità tra accusa e difesa».
Liliana Carbone |
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QUI un interessante commento di Alessandro
Meluzzi |
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