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23/11/09
Dalla famiglia ai dormitori: la dura vita dei papà separati
Gli ex mariti in povertà emergenza sociale in tutta Italia
A Roma una struttura protetta: una palazzina con venti alloggi |
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ROMA (23 novembre) - «Ci
accusano di essere assenti, padri part-time, fantasmi, o peggio
padri-bancomat che dopo avere dato l’assegno se ne infischiano dei
problemi... Etichette che ci hanno cucito addosso ingiustamente, con
danni pazzeschi. Pregiudizi, certo. Ma noi non ci stiamo. Se siamo
separati dalle mogli, non vogliamo essere separati anche dai figli...
Però è dura. Io, come tanti altri, sono stato travolto. Come tanti altri
non ce l’ho fatta a reggere economicamente. Il Tribunale ci mette alla
porta, assegna la casa a lei, fissa l’assegno mensile, i problemi di
sopravvivenza non contano. Chi resta, la madre, ha mille modi per
rendere difficile la vita dell’altro: un’insidia sotterranea, un
boicottaggio invisibile, una miriade di minuti ricatti quotidiani. Avevo
una piccola bottega, per due anni ho dormito nel retro. Ho passato tante
notti in macchina, poi sono tornato da mia madre, una sconfitta, a 50
anni mi è crollato il mondo addosso».
Il colletto della camicia stirato male, la giacca consumata, i jeans con
l’aria sdrucita. Riccardo T. ha superato i cinquanta, ma non il trauma
da “padre separato”. Trauma economico e esistenziale. Della povertà dei
separati - entrata a far parte delle nuove emergenze sociali - se ne è
accorta per prima la Caritas: «A Roma e Milano ce li siamo trovati nei
dormitori, sempre più numerosi».
Ora se ne stanno accorgendo anche i Comuni. L’inverno scorso Sveva
Belviso, assessore alle Politiche sociali del Comune di Roma, quando è
andata a portare le coperte per il freddo ai barboni e agli immigrati
che l’amministrazione ospitava nell’ex Fiera di Roma, sulla Colombo,
dentro ci ha trovato tanti uomini separati, che per avere una branda e
un piatto caldo si appoggiavano alla struttura comunale. «Gente normale,
con un lavoro, ma che non riusciva a sostenere i costi della separazione
- racconta l’assessore Belviso - Gente che di mattina prendeva la
valigetta per andare in ufficio. Mi sono detta, un’altra emergenza. Così
è nato il progetto sperimentale appena varato: i separati, finiti in
condizioni di marginalità e povertà, avranno presto un rifugio, una
residenza protetta».
Nasce a Roma la “Casa per i papà separati”. Il Comune ha emanato il
bando per reperire una palazzina con almeno venti-ventidue appartamenti.
Si tratta di «piccoli alloggi con angolo cottura, camera da letto,
saloncino e tv, bagno arredato con lavatrice, e spazi comuni, giardini,
aree per le attività ricreative» in modo da avere un luogo adatto ai
bambini, dove poterli ospitare il fine settimana. Per ora un avvio
sperimentale, ma la Belviso sa di dover aumentare il sostegno.
A Bolzano già avviata una esperienza analoga. Anche lì il Comune è
intervenuto in soccorso dei padri che lasciano la dimora coniugale e
finiscono per strada. Ma se a Bolzano è arrivata perfino la televisione
coreana a riprendere la casa di accoglienza per i padri separati, la
Regione Liguria è stata la prima ad approvare una legge che nel bilancio
2009 ha messo alcuni milioni di euro per case temporanee e per il
sostegno psicologico e legale alle famiglie che si rompono.
Soddisfatte le associazioni che raggruppano i padri. In prima linea
Antonio Matricardi e Tiziana Arsenti, rispettivamente vice presidente e
presidente dell’associazione “Papà separati dai figli”: «Era ora che si
accorgessero di questo dramma». Ma c’è chi non è per nulla convinto e
accusa i padri di «vittimismo». «Non si tratta di vittimismo, le
separazioni delle coppie con figli, oltre ad un trauma personale -
sostiene ancora l’assessore capitolino Sveva Belviso - comportano un
improvviso aumento delle spese con un impoverimento generale della
famiglia. A precipitare nel disagio economico sono i genitori non
affidatari, solitamente i padri, che oltre a versare l’assegno mensile
devono lasciare la dimora». I separati in difficoltà, dunque, a Roma
potranno restare nella struttura comunale per 12 mesi.
Il fenomeno è esteso. Lo dice anche la diocesi di Milano nell’ultimo
rapporto su vecchie povertà e bisogni emergenti, c’è un capitolo
riservato ai divorziati, sottolineando come «molti di essi siano finiti
agli ultimi posti della scala sociale». In genere si tratta di uomini di
età compresa tra i 35 e i 54 anni. Ma quanti sono in totale? Secondo le
stime Istat toccano quota 200 mila i padri con una ex moglie e almeno un
figlio minorenne. Ovviamente non sono tutti in povertà, ma la fascia del
disagio è comunque ampia. Quanto ai bambini si sa che sono 263 mila
quelli che non vivono più con i padri: cifra destinata a crescere visto
l’incremento delle separazioni e visto che la legge sull’affidamento
condiviso è in parte inattuata (in Parlamento ora è in discussione un
ddl di modifica della legge, per evitare che le norme vengano aggirate).
Non sono emigrati, non sono disoccupati, non sono imprenditori rovinati
dalla crisi. Come nel caso di Riccardo T. «i padri separati chiedono di
avere una vita dignitosa, anche per non perdere il rapporto con i
figli». Ma come sono i padri oggi? «Hanno una relazione molto più
stretta con i figli - sostiene Marino Maglietta, presidente
dell’associazione Crescere insieme - Percepiscono un senso enorme di
perdita quando devono rinunciare alla quotidianità con il figlio, si
sentono defraudati. Nessuno vuole fare del femminismo al contrario, ma
il più penalizzato dalla separazione è lui». Lui che ora si sente
vittima delle contraddizioni: nuove leggi sul congedo familiare chiedono
agli uomini di assumere più responsabilità, nella cura dei figli, nella
collaborazione con il partner. «I padri oggi danno più presenza
materiale, affettiva, ma poi - osserva l’avvocato Maria Pia Sabatini -
al momento della separazione e del divorzio vengono accompagnati
gentilmente alla porta, indicando la cifra mensile da versare per i
figli e i giorni di visita non trattabili, soprattutto se, come accade
quasi sempre, tra gli ex c’è un alto livello di conflittualità».
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