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24/11/09

Affido condiviso dimenticato. Nei divorzi i figli passano in secondo piano

In questi ultimi anni ho visto, ahimè, tante storie di separazioni, ho visto papà di quasi sessant’anni, uomini col pensiero proiettato alla serenità ed alla pensione, ritrovarsi senza dignità a vivere in 9mq quando la casa (la loro casa) dalla quale li hanno cacciati era ben oltre i 100mq e poteva essere divisa in due unità. Ho visto papà moderni di trent’anni che facevano molto in casa, accompagnando i figli a scuola, educandoli con giusto affetto e severità, gonfiarsi di ansia e panico da un giorno all’altro perché la ex voleva separarsi e per prima correndo dall’avvocato/a fa sapere improvvisamente che “i figli sono delle madri” e che devi prepararti con gli assegni perché d’ora in poi saranno loro a far compagnia ai bambini al posto tuo: “i giudici - recita la tipica lettera dell’avvocato aguzzino - decidono così, perciò non stia a fare tanta resistenza signor padre, si adegui”. La proprietà privata non esiste più: uno o due anni di convivenza dove a quella donna hai dato tutto: figli, tantissimo amore, la tua casa (ereditata dai tuoi) che d’improvviso non è più tua, in un cinico gioco dove non si guarda a meriti e abitudini familiari, ma si punisce chi più ha dato di più e si premia chi è più avido e scaltro.

L’affido condiviso, legge 54 del 2006, ha iniziato a cambiare le cose. L’affido condiviso vuole rimettere sui binari giusti la famiglia separata, dove continuare a far valere l’articolo 29 della Costituzione (“Il matrimonio è ordinato sull'eguaglianza morale e giuridica dei coniugi.”) e l’articolo 30 (“È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli.”).

Ma l’affido condiviso non è applicato nei Tribunali. Ogni anno agli oltre 90.000 bambini (Istat 2007), che subiscono una separazione da loro mai chiesta, viene insegnato brutalmente che c’è un genitore che vince ed uno che perde. Un genitore migliore ed uno peggiore. Il migliore avrà l’80% del tempo del figlio, la casa familiare (anche se non è sua) ed un assegno vitalizio cospicuo per i prossimi 10-15 anni in media. Così nelle separazioni si finisce per occuparsi (aggressore ed aggredito) di questi interessi mettendo in secondo piano la famiglia ed i figli, i figli che diventano a tutti gli effetti il “totem del potere”, la carta “prendi tutto” del più forte e spietato.

Nessun problema ci sarebbe se si facesse a metà, com’è giusto, come prima della separazione, come dice la Costituzione e la nuova legge. Sparirebbero interessi economici, immobiliari, ecc. Ma no, nei tribunali l’affido condiviso non si applica, si applica la “legge inventata” del genitore migliore e di quello peggiore. Dico una cosa a questi signori e signore dei tribunali: ma come vi permettete? Ma chi vi credete di essere per decidere questo?

Questa decisione che voi prendete non vi appartiene. E neppure un figlio neppure da maggiorenne o adulto spera e spererà di non dover mai prendere una simile decisione, di non dover mai decidere una cosa così crudele ed infelice.

F. Barzagli

(24 novembre 2009)

 

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