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24/1/10
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La famiglia non è solo un fatto privato - di Antonello De Leonardis |
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La famiglia non è solo un
fatto privato, bensì è una risorsa vitale per la società, e svolge
funzioni sociali fondamentali. Essa è l’ambiente privilegiato per la
nascita e la formazione della persona, per la sua crescita e la sua
educazione, per l´incontro e il confronto tra le generazioni. La
famiglia è anche il nucleo produttore di beni economici, sociali e
culturali per l’intera collettività, nonché il primo luogo della
solidarietà e della gratuità nelle relazioni di cura delle persone, in
quanto si fa carico di gran parte dei costi sociali ed economici a
favore dei soggetti più deboli. Le innumerevoli funzioni che la famiglia
svolge nei confronti dei suoi membri e verso l´esterno ne fanno pertanto
a pieno titolo un attore delle politiche sociali, un soggetto che genera
benessere nella società in integrazione con lo Stato e il mercato. Le
stesse comunità locali sono reti di famiglie, ossia reti di relazioni
tra le famiglie. È necessario quindi un ripensamento e un rilancio delle
politiche regionali, riportando la famiglia ad assumere una posizione
centrale di diritto, al di là delle posizioni ideologiche e politiche.
Le proposte che seguono vanno intese come primo contributo generale e di
impostazione allo sviluppo di un dibattito costruttivo sul ruolo che la
famiglia ha per la società e alla formulazione di una seria politica
locale per la famiglia, che esplicitamente la ponga al centro del
dibattito, per fare di ogni nostra città una città per la famiglia.
Occorre attuare politiche specifiche - tendenzialmente promozionali e
universali e non assistenziali, - che promuovano la famiglia in quanto
tale e la sostengano nei suoi compiti costituzionali. Le politiche per
la lotta alla povertà, che ovviamente comportano interventi mirati e
selettivi, trovano in realtà un proprio spazio specifico, e soprattutto
un´efficacia reale , proprio se armonicamente inserite nel sistema
fiscale italiano il variare dell’aliquota è determinato esclusivamente
dal reddito percepito e non anche dal numero dei familiari a carico.
Nell’ottica di un nuovo federalismo fiscale occorre tenere conto che…
chi ha figli da mantenere non può pagare la stesse tasse e a parità di
reddito, di chi non ne ha. E’ indispensabile realizzare una politica
integrata e globale di conciliazione tra esigenze del lavoro ed esigenze
della vita familiare, che deve riguardare sia l’organizzazione del
lavoro sia l’organizzazione dell’intero sistema sociale. E’ necessario
sollecitare la valutazione dell’apporto economico che il lavoro
familiare assicura alla micro-economia della famiglia e alla
macro-economia sociale. Occorre ristrutturare i consultori e incentivare
la diffusione dei centri di ascolto per le famiglie (vedi l’esempio di
Varese), sviluppando politiche tese alla conciliazione familiare. Avremo
necessità di far partire nuove politiche abitative ambiziose e
lungimiranti seguendo regioni virtuose come il Piemonte ed il Lazio che
hanno varato leggi a sostegno delle tante vittime - troppo spesso uomini
in difficoltà dopo la separazione - costrette a ricorrere alla Caritas
per mangiare, se non ai dormitori delle parrocchie per poter trovar un
pasto caldo dove poter dormire. Sempre più spesso le vittime delle
separazioni sono i minori che inconsapevoli vengono proiettati in un
iter giudiziale e sociale che sempre più li allontana dai loro affetti
naturali, imponendogli una forzata lontananza in strutture costose per
tutti i contribuenti (fino a trecento euro al giorno il costo per
coprire il forzato allontanamento). Questa società sta pagando e
continuerà a pagare un prezzo troppo alto dovuto a politiche familiari
suicide, mirate a salvaguardare per anni gli interessi di pochi adulti a
danno dei più piccoli, i quali rappresentano la nuova linfa vitale su
cui puntare per costruire il futuro.
Fonte: Redazione |
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