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27/1/10
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Nuovi dogmi: ´essere presenti nell´assenza´ - di V. Vezzetti |
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Ancora oggi, per
giustificare in modo un pò grottesco la circostanza che i padri debbano
stare meno tempo con i figli, in parecchie relazioni tecniche, a
supporto di provvedimenti giudiziali, è possibile rintracciare
espressioni che si sintetizzano nella seguente: “essere presenti
nell’assenza”. Conclusioni simili - “ai bambini va garantita la presenza
nell’assenza....” – “......dall’osservazione clinica del nucleo
familiare si rileva che il genitore non convivente è molto presente sia
pur nell’assenza......”, sembrano, ai più, atti strumentali per
giustificare una maggiore presenza materna a discapito di quella
paterna. Da ambienti accademici esteri cominciano ad arrivare studi e
ricerche, di notevole importanza medica, che proverebbero come il
concetto di “presenza nell’assenza” sia in realtà lo schermo
tecnico-giuridico di un sistema iniquo e poco equilibrato per i bambini.
Le domande sorgono spontanee: si tratta di un espediente
clinico-giuridiziario, privo di consistenza ma ammantato di presunta
scientificità, oppure siamo realmente di fronte ad un contenuto del
quale è possibile affermare la validità ? E’ davvero possibile
considerare sullo stesso piano presenza e assenza nella cura filiale ?
Vale di più la presenza o l’assenza ? I detrattori – primi tra tutti gli
increduli “utenti” che si scontrano con il sistema – sono moltissimi, e
le tesi scientifiche che sconfesserebbero la “presenza nell’assenza”
sono altrettante. Nel 2008, ad esempio, è stata pubblicata su una delle
riviste mediche pediatriche più accreditate al mondo (gli Acta
Pediatrica) una ricerca policentrica internazionale, a tutt’oggi
insuperata, che dimostra quanto sia falso questo luogo comune,
normalmente teso ad avallare prassi giurisprudenziali prive di
giustificazioni scientifiche. I ricercatori svedesi (Università di
Uppsala) e australiani (Università di Melbourne) hanno voluto rivisitare
24 ricerche longitudinali della durata di 10-15 anni, svolte da altri
gruppi di studio in quattro continenti diversi. L’obiettivo era valutare
se il coinvolgimento paterno avesse un ruolo (e, nel caso, che tipo di
ruolo), sullo sviluppo della prole . Senza entrare nello specifico (chi
lo desidera può consultare lo studio seguendo i riferimenti
bibliografici in fondo all’articolo) possiamo sintetizzare che il
coinvolgimento paterno è stato concettualizzato come tempo di
coabitazione, impegno e responsabilità. Si tratta di parametri che
cozzano in modo inconciliabile col concetto di assenza. Da questa
ricerca è emerso con chiarezza un dato: il coinvolgimento del padre
migliora lo sviluppo cognitivo, riduce i problemi psicologici nelle
giovani donne, diminuisce lo svantaggio economico e la delinquenza
giovanile, riduce lo svantaggio sociale nei giovani adulti. Il risultato
è stato sottoposto, grazie all’impegno di una équipe di epidemiologi, a
verifica statistica e l’indice di significatività è stato inferiore a
0.005: ciò vuol dire che il risultato assume il valore di verità
scientifica, tetragona ad ogni modello ideologico. La conclusione degli
studiosi, provenienti da quei Paesi dove, dopo la separazione coniugale,
al genitore non collocatario viene riconosciuto un diritto di visita
pari al 25-30% del totale, e dove l’affido alternato con tempi
paritetici è già una realtà importante, è addirittura un appello alle
autorità competenti affinchè aumentino i diritti di visita del genitore
non collocatario. Gli studiosi non hanno rilevato elementi negativi
ostanti all’ampliamento del coinvolgimento paterno.Con buona pace dei
nostri consulenti italiani, profeti della teoria dell’assenza.
Bibliografia:
Anna Sarkadi, Robert Kristiansson, Frank Oberklaid, Sven Bremberg
Fathers´ involvement and children´s developmental outcomes: a systematic
review of longitudinal studies. Acta Pædiatrica 2008, 97 /2/ , 153–158,
2008
Solint 1980: “L’enfant vulnérable, rètrospective”, PUF-Paris
Jacquin-Fabre 1993, in “Les parents, le divorce et l’enfant”, EST Paris
di Guillaurme e Fugue
Vezzetti V., 2009: ”Il figlio di genitori separati”, Rivista della SIPPS,
Società italiana di Pediatria preventiva e sociale, num 3-4/, 5-9, 2009
Fonte: Redazione
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