PAPA' SEPARATI E FIGLI onlus

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28/1/10

La politica solo adesso si è accorta che....- Parte prima

Solo da qualche settimana i politici hanno scoperto che, oltre ad esserci conflitto tra i poteri dello Stato, uno di questi ha deciso di invadere il campo e la sfera di competenza dell´altro. Soltanto adesso essi hanno notato che parte della magistratura travalica con le sentenze il volere del Parlamento. Ciò è dovuto, evidentemente, al fatto che essi hanno toccato con mano cosa vuole dire l´ingerenza di un potere sull´altro. Hanno sentito sulla loro pelle quanto è difficile legiferare quando gli altri ti osservano e continuamente sminuiscono il tuo operato da parlamentare. I veti sono continui, e le controdeduzioni paralizzanti per tutto il Sistema-Paese. Parte della magistratura non vuole l´innovazione per non perdere potere e privilegi. I magistrati hanno capito da tempo che è possibile fare politica senza essere eletti; basta scrivere sentenze articolate fino al punto di trovare sempre una ragione per bay-passare il volere parlamentare. E’ facile determinare una linea di pensiero collettivo e creare un “manifesto culturale”, stando seduti al proprio scranno ed emettendo ordinanze secondo personali convincimenti. L´attività giudiziaria garantisce l´ordine e la democrazia di una Nazione. Anche l´interpretazione dei codici è funzionale alla dinamica processuale. Fondamentale il libero convincimento del magistrato in corso di giudizio, ma ritengo non opportune tutte le sentenze che siano ridondanti e avulse dal comune sentire della società civile. E´ vero, infatti, che il magistrato in Italia è libero di esprimersi in sentenza come ritiene più opportuno, in quanto non sottoposto a nessun controllo di altri organi - così come vuole la Costituzione - ma è anche vero che argomenti riguardanti da vicino l´intera collettività dovrebbero essere trattati con un po´ più di tatto, al fine di non ingenerare malumore diffuso nella società (vedi Diritto di Famiglia). Da qualche giorno anche la Chiesa ha espresso malcontento sui modi di operare di alcuni giudici (prete arrestato per presunto reato di pedofilia, senza che venissero ascoltati i testimoni) e questo la dice lunga se persino il clero ha qualcosa da lamentare sull´operato della giustizia "terrena" (fatto nuovo che non trova precedenti a memoria d´uomo). C´è da dire che lo scontro oggi in atto tra i poteri dello Stato affonda le radici nei tempi passati, quando si è lasciato crescere a dismisura e senza controllo il potere giudiziario, convinti come si era che poteva bastare l´autogoverno e l´autogestione della magistratura per disciplinare meglio il Paese. Fu un grossolano errore, perché nessuno è pienamente in grado di gestirsi da solo con i propri mezzi e le proprie idee. Non è pensabile neanche l´autoriforma, visti i risultati di quelle precedenti. In una democrazia compiuta e matura le riforme che riguardano istituzioni nevralgiche e fondamentali per la vita dei cittadini devono essere elaborate con l´intervento di rappresentanti della collettività civile. Il popolo è sovrano. Questa prerogativa non deve essere usata solo per eleggere i rappresentanti in Parlamento, ma deve significare una reale partecipazione, con diritto di parola, a tutte quelle realtà che gravitano sulla sua vita sociale. La politica ci ha messo dell´altro. Ha emanato alcune leggi che intrinsecamente danno poca possibilità di difesa ad un imputato (le definisco leggi bandiera, di corrente, leggi emotive). Ha reso la pubblica accusa molto più forte rispetto alla difesa, squilibrando il processo che diventa asimmetrico, con il risultato che non esiste nei fatti il giusto processo. E´ necessario un rapido intervento legislativo per rimettere le cose in ordine. Parte inquirente e difesa devono avere le stesse possibilità di confronto dinanzi al giudice terzo. La magistratura per tempo immemorabile non si è occupata di politica né di politici, se non per qualche caso marginale. Ognuno si occupava del proprio lavoro in una realtà “equilibrata”, fatta di tanti microsistemi. Ogni realtà “geopolitica” locale era a se stante, nessun potere disturbava l´altro. Sembrava un mondo uscito dalle favole. Ad un tratto della storia qualcosa è cambiato: qualcuno ha pensato di tirar su la coperta, e a quel punto gli equilibri sono saltati, con la politica inerme dinanzi allo strapotere giudiziario. I balocchi (autogestione, riforme autoreferenziali e tanti altri), elargiti con leggerezza dai politici alla magistratura, si sono improvvisamente rivoltati contro i primi con una forza d´urto dirompente ed inarrestabile. Il potere giudiziario aveva le sue ragioni, ma le esagerazioni sono state tante, come quelle di ammanettare gli indagati o, peggio ancora, quella di usare la carcerazione preventiva per fare parlare i presunti colpevoli. Da allora non si è più riusciti ad equilibrare i poteri dello Stato........(1-continua)


Fonte: ADIANTUM
La politica solo adesso si e´ accorta che...........seconda parte
.....Ritengo possibile, osservando ciò che succede, che ci sia una precisa volontà di non volere riequilibrare i ruoli e le competenze dei poteri dello stato. Dal 1992, infatti, alcuni magistrati pensano di poter fare politica semplicemente esercitando le loro funzioni, essendo consapevoli che ciò è possibile, visto l’atteggiamento sostanzialmente favorevole di almeno una parte degli opposti schieramenti politici. Alcuni addirittura hanno espresso preoccupazioni a prendere il timone nelle mani in quanto temono per ritorsione di diventare bersaglio giudiziario. Le leggi proposte in siffatte condizioni, non possono che essere espressione della paura e della premura. Esse sarebbero proposte di leggi corrette e giuste, sentite e condivise dalla collettività, qualora non venissero strumentalizzate politicamente. Per evitare il pericolo di triangolazioni e personalizzazioni, occorre che esse vengano studiate e meditate affinchè possano essere di beneficio reale a tutta la società civile. I veti incrociati di magistratura e politica non devono fermare la volontà di riformare la Giustizia ascoltando i bisogni della gente, in quanto i tempi sono maturi per questo. Una sola esitazione, un solo attimo di smarrimento, un solo ritardo possono determinare la perdita di un´occasione e far precipitare il nostro Paese in una forma di politica estranea al mondo occidentale. Quella che definisco politica giudiziaria è alle porte. Basta un´ ulteriore debolezza del Parlamento, coniugato al continuo scontro politico e alla mancanza di politici “autorevoli”, per fare piombare l´Italia in una “democrazia giudiziaria”. Una politica di tale fattura non lascerebbe campo al dibattito, e il Parlamento sarebbe solo una falsa espressione della volontà popolare, con ampio spazio per i forcaioli e i giustizialisti. Un paese autoritario dunque, ammantato di distorta democrazia. Personalmente ho amore per la nostra Costituzione, frutto del sangue versato da milioni di italiani per liberarci dalla dittatura e garantire pace e prosperità. Una Carta partorita da tanto dolore, morte e distruzione deve essere rispettata e salvaguardata. Oggi, invece, si rischia di minare le sue fondamenta per renderla più plasmabile al funzionamento dei poteri dello Stato. Se si è arrivati a questo stato di cose, le responsabilità devono ricadere su quanti hanno lasciato per anni che la storia procedesse verso la deriva morale, istituzionale e giudiziaria. In particolare, la deriva giudiziaria si evince compiutamente quando si parla di Diritto di Famiglia. Sentenze che per trent’anni hanno assecondato la distruzione culturale della figura paterna hanno creato una società violenta, aggressiva, irrispettosa e timorosa del futuro e della vita. Nessuno si nasconda con giustificazioni patetiche: non gli è permesso, anche per non apparire ancora più ridicolo di fronte alla scienza e al giudizio delle generazioni che verranno. Fino qualche decennio addietro non vi era tanta violenza giovanile. I ragazzi violenti di oggi sono il risultato di separazioni coniugali condotte male e di una prassi giudiziaria sorda e cieca rispetto alle reali esigenze dei minori. Anche la politica ha avuto e continua ad avere le sue colpe, stante il ritardo con cui ha prodotto parziali riforme. Ma il ping pong non è terminato. Molti tribunali, infatti, continuano ad emettere provvedimenti dello stesso tenore di quelli precedenti l´entrata in vigore delle nuove disposizioni in materia di affidamento dei figli. E´ solo un esempio per dimostrare come è facile andare incontro alla deriva quando un potere dello Stato non controlla l´altro, o non elabora leggi atte ad arginare forzose interpretazioni in spregio perfino ai dettami della scienza e alla biologia dell´essere umano. Allora diventa necessaria una rivisitazione della Carta Costituzionale, visto che per decenni si sono prodotte leggi e comportamenti che hanno portato a queste condizioni. A meno che tutti facciano un passo indietro per ridare serenità alla Nazione, anche con l´ ausilio di qualche legge che sia veramente utile alla collettività.... (2-continua) - Leggi la prima parte


Fonte: Redazione

La politica solo adesso si e´ accorta che...........terza parte - ultima

....Quando parlo di correnti di pensiero, scandite da sentenze che non tengono in alcun conto la realtà quotidiana, si comprende come una parte di cittadini sia rassegnata a subire ordinanze “discriminatorie”. Ma quello che lascia ancora più perplessi è il comportamento di alcuni professionisti che scrivono separazioni consensuali adagiandosi perfettamente a quelli che sono i dettami del tribunale di competenza per territorio. Ed ancora, i periti nominati dagli Uffici Giudiziari (CTU) nello stabilire gli orari di permanenza presso ciascun genitore (é solo un esempio di quello che accade) non si discostano dalla volontà della sezione che li nomina, tanto è vero che i risultati delle perizie (se non ci sono fatti di pregiudizio) suonano tutti allo stesso modo. Le correnti di pensiero espresse nelle sentenze investono e riguardano gli operatori del diritto. Il “Manifesto Culturale” invece, riguarda i fruitori della giustizia e tutti i cittadini che, con gli anni, dialogando tra loro, sanno già come andrà a concludersi una separazione, prima ancora che il giudice si sia pronunciato. Il “Manifesto Culturale” è talmente scolpito e indotto nelle menti della gente comune, che sembra filogeneticamente determinato, e a volte si ha la sensazione che queste conoscenze si tramandino di generazione in generazione, quasi per via cromosomica. Credo che nessuna evoluzione biologica, nessuna corrente letteraria, nessuna espressione artistica o movimento politico si sia affermato in così pochi anni e con tanta incisività. E´ un´operazione di induzione collettiva ben riuscita. E´ un esempio di indottrinamento sociale che non trova eguali nella storia umana. Neanche i regimi autoritari sono riusciti a tanto, perchè in quel caso c´è sempre stato un prezzo altissimo da pagare, ossia quello rappresentato dal dover perseguitare gli oppositori. In questo caso, invece, l´operazione è stata a costo zero, tranne per le lacrime versate da milioni di bambini a cui a tutt´oggi viene negato un vero e sereno accesso ad entrambi i genitori (da molti tribunali, qualche manciata di ore la settimana di permanenza con il padre viene ritenuto rapporto equilibrato e continuativo). Ma queste lacrime sono piccoli incidenti di percorso, poi i bambini si adatteranno alle nuove e illuminate decisioni assunte da questa “gente saggia”. Pertanto, la convinzione di pochi è divenuta la convinzione (o rassegnazione ?) di una moltitudine. Quale operazione sociale ha avuto tanto grande successo come questa ? Nessuna. Ecco come, con decreti, ordinanze e sentenze si determina il modo di pensare e di agire di un intero popolo, ecco come si condizionano i cittadini, ecco come si fa “politica giudiziaria”. I “sudditi” del potere giudiziario (in specie mi riferisco al Diritto di Famiglia) non hanno nessun modo di far valere le proprie richieste e opinioni (soprattutto al tribunale per i minori). La politica ha tante colpe nell´avere permesso col suo silenzio che tutto ciò accadesse. Anche avere approvato la 54/06 non è bastato a risolvere i problemi. E´ una legge forte e giusta nei principi, ma lascia troppo spazio interpretativo ai magistrati. Questo è stato l’ennesimo grave errore della politica, la quale avrebbe dovuto sapere a quale rischio giuridico-interpretativo andava incontro la nuova normativa. Il grande giurista Carlo Arturo Jemolo diceva: la famiglia è un´ isola, il mare del Diritto deve appena lambirla. E´ accaduto tutto il contrario: alcuni tribunali della Repubblica entrano a piene mani nella famiglia frantumata devastando quel poco che è rimasto con sentenze che aumentano la lite anziché placarla. Mi rivolgo alla politica chiedendo di occuparsi con urgenza della famiglia separata, al fine di non vedere più bambini urlare giustizia e genitori trattati con discriminazione. “Sbrigarsi” è imperativo. I numeri sono allarmanti per quanto riguarda i disagi cui vanno incontro i padri separati (i nuovi poveri), ma sono altrettanto allarmanti i problemi di crescita per quei bambini che nei fatti vedono il padre solo qualche ora la settimana per volontà dei tribunali. Ritengo che la violenza giovanile dei nostri tempi diventerà in un prossimo futuro una vera piaga sociale, e questo è da attribuire in buona misura all´assenza forzata della figura genitoriale paterna grazie a sentenze che lo mettono alla porta. Oltretutto, in un´ ottica più ampia, siffatte sentenze non sono educative, in quanto possono ingenerare nei minori la convinzione che il padre non è importante stante che il giudice lo ha “spogliato” di tutto, anche dell´amore dei figli. Non meravigliamoci quando un ragazzino/a non riconosce l´autorità di un adulto, di una istituzione, non è colpa sua. Nessuno gli insegnato il rispetto per la vita e per gli altri, avrebbe dovuto farlo il padre, ma lui è l´eterno “assente per sentenza”. E’ gravissimo il disvalore che viene trasmesso. La Società sta diventando sempre più violenta (il fatto nuovo è rappresentato dal bullismo femminile) e, per altro verso, zeppa di quelli che qualcuno oggi chiama “bamboccioni, frutto dell´educazione monogenitoriale.
 

 

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