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30/1/10
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Tribunali minorili e servizi sociali: un abbraccio mortale´ - di Rita
Rossi |
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Capisco che il titolo che ho
scelto per queste mie riflessioni possa apparire esagerato e funesto, ma
non ho trovato di meglio. L´idea di questo connubio istituzionale/(dis)funzionale,
dagli esiti non di rado deleteri per gli sventurati cittadini coinvolti
in un procedimento minorile, non mi evoca immagini migliori.
Mi trovo pressochè quotidianamente alle prese con le aule dei tribunali
per i minorenni, e ho dunque pensato di fermare sulla carta le mie
impressioni, i miei pensieri.
Cercherò di farlo osservando il canone della massima obiettività
possibile, per non cadere nella polemica sterile o nel facile
qualunquismo.
Il mio scopo è quello di far sapere, di portare all´esterno, a chi mi
legge, considerazioni che immagino saranno anche di molti altri
(operatori del diritto e comuni cittadini) ma che, purtroppo, finiscono
per rimanere - quasi sempre - al riparo da sguardi indiscreti ed
indagatori, in una sorta di limbo comunemente accettato, limbo
costellato da numerosissime disfunzioni, oggetto di estesa quanto
misteriosa assoluzione.
Dato che le cose che vorrei dire, di volta in volta, riguardano profili
e problematiche differenti, ho deciso di procedere in modo del tutto
estemporaneo, riferendo ciò che vedo, volta per volta, udienza per
udienza.
Comincio, così, con il parlarvi di un´audizione che - sulla carta,
almeno - riveste indubbia rilevanza per decidere le sorti di un bambino
allontanato dai genitori, collocato in ambiente etero-familiare, e
riguardo al quale pende giudizio volto alla verifica dello stato di
abbandono.
Mi riferisco all´ audizione dei parenti, contemplata dall´ art. 12 della
legge sull´adozione, ovverossia l´audizione - da parte del giudice - di
parenti entro il quarto grado che abbiano mantenuto con il minore
rapporti significativi.
Bene, quest´oggi ero chiamata ad assistere i nonni paterni di cinque
bambini (collocati in istituto) in un´audizione del genere suddetto.
Non mi soffermo sulle ragioni dell´allontanamento, essendo irrilevanti
per ciò che mi appresto a segnalare.
Questi due signori sono persone modeste, intendo dire culturalmente,
pensionati, ex artigiano lui, casalinga lei; la loro casa è di quelle
popolari, concessa loro in locazione a canone agevolato dall´istituto
per le case popolari; è un appartamento di appena sessanta metri quadri.
La loro preoccupazione è questa, allora: sono certo disponibili ad
ospitare i loro nipotini, ma cinque in casa non ci stanno, c´è spazio
tutt´al più per tre.
Nel colloquio preparatorio cerco di spiegare loro che il giudice vorrà
probabilmente parlare di altri aspetti, non tanto, o, perlomeno, non
solo di questo.
Il giudice è un giudice onorario, ovverossia un giudice non togato, e
non titolare di quel fascicolo, ma semplicemente incaricato dal giudice
titolare ai fini dell´audizione. Inutile dire che la conoscenza della
posizione, in capo a quel giudice, potrà essere soltanto superficiale, e
tale perché costruita sulla carta, in un contesto totalmente avulso dai
vissuti delle persone.
Arriva il momento dell´ascolto, di quella fase che dovrebbe consistere
nell´ascolto. La domanda preliminare verte sul momento e sulle modalità
con cui loro, i nonni, hanno avuto conoscenza dei motivi
dell´allontanamento dei nipotini dalla famiglia.
La nonna spiega, a suo modo si intende, con i propri mezzi espressivi -
modesti se vogliamo, ma ne appare subito evidente la buona fede - che il
loro figlio (il papà dei bambini) glielo ha detto, un po´ di tempo fa,
mentre nulla i servizi sociali avevano spiegato loro. E che, anzi, alle
domande esplicite che essi avevano rivolto agli operatori per rendersi
conto delle ragioni di quanto stava accadendo, gli operatori non avevano
risposto nulla, limitandosi a fare domande.
Per il giudice - questo il responso - l´audizione può già dirsi chiusa,
non potendosi entrare nel merito, dato che - osserva - questi nonni
neppure si rendono conto di ciò che è alla base di tutta la vicenda.
Mi rivolgo direttamente ai due nonni, che guardano il giudice con aria
tra lo sbalordito e il supplichevole, ricercandone un segno di
comprensione, quella comprensione che riferiscono di non avere avuto dai
servizi, ma che continuano a non trovare.
Riformulo, allora, io la domanda del giudice, con parole diverse, forse
più semplici; ma non fanno altro che confermare, in totale buona fede,
che i servizi non li hanno informati.
Osservo, allora, volgendomi al giudice, come in fondo sia verosimile che
ciò possa essere avvenuto, e che perciò si potrebbe approfondire
ulteriormente cercando di capire se questi nonni siano in grado, ciò
nonostante, di accogliere i nipotini.
Il giudice acconsente, chiedendo loro se si sentono pronti ad accogliere
i bambini.
La nonna risponde che senz´altro è disponibile e che avendo tre lettini
già in casa, tre dei bambini potrebbero accoglierli anche subito, per un
quarto dovrebbero organizzarsi.
Una risposta del tutto legittima, anzi logica direi, per delle persone
semplici. Ma, la risposta fa trasalire il giudice, che sbotta: "Cari
signori, prima di pensare ai letti, dovremmo preoccuparci della salute
di questi bambini, di come stanno, del loro disagio. E´ come se ho la
carie in un dente; dovrò preoccuparmene, non far finta che non esista".
Loro si arrendono, non sanno più che dire; la nonna, portavoce anche per
il marito settantanduenne, annuisce, non sapendo neppure lei cosa più
dire.
L´audizione si conclude, poiché già da tempo il giudice ha concluso per
l´inutilità di quell´incontro.
E in tale valutazione preconcettuale è stato indotto, evidentemente, dai
contenuti della relazione inviata dai servizi.
Ecco allora: l´operato dei servizi sociali è esente da ogni forma di
vigilanza e controllo, i colloqui di verifica si svolgono senza alcuna
garanzia di contraddittorio, ciò che viene riportato nelle relazioni
informative non può essere oggetto di censura, e anche se lo è, nessun
giudice minorile presta fede alle contestazioni sollevate. Neppure
l´ascolto diretto delle parti interessate vale a sollevare il minimo
dubbio nel giudicante circa l´attendibilità dell´operato pubblico. Una
sorta di bolla papale, in definitiva, inattaccabile.
Colta, infine, da un ben comprensibile moto di ribellione, questa
signora si rivolge al giudice, prima di uscire dalla porta: "La prossima
volta che verrò ascoltata dai servizi sociali, chiederò che ci sia un
mio avvocato oppure i carabinieri". Risposta del giudice: "Bene, se è
questa la fiducia che ha nelle istituzioni".
"Di questo potremmo parlare a lungo - replico io - delle disfunzioni del
sistema". Silenzio dall´altra parte. (Rita Rossi)
Fonte: Redazione - Avv. Rita Rossi
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