|
http://lanuovasardegna.gelocal.it/dettaglio/cagliari-fratellini-segregati-al-buio:-arrestata-la-madre/1907254
2/4/10
|
Cagliari, fratellini segregati al buio: arrestata la madre |
 |
Sono stati trovati dai
carabinieri sporchi, affamati e chiusi in una stanza senza luce. Il
piccolo ha tre anni, la bambina solo uno in più. La mamma era solita
lasciarli da soli in quelle condizioni per uscire a fare, afferma lei,
la "pierre". La donna ha già scontato alcuni anni in carcere per aver
ucciso il suo convivente: aveva tenuto il cadavere nascosto in casa
di Alessandra Sallemi
CAGLIARI. Ci hanno messo mezz’ora i carabinieri del nucleo investigativo
di Cagliari a far uscire dalla stanza i bambini, sette anni in due.
Vivevano segregati al buio nella loro camera da letto. Uscivano soltanto
per il pranzo e, quando c’era, per la cena. Alle pareti, tante impronte
di manine colorate: il colore era la «popò» che i bambini, ormai fuori
tempo massimo, facevano ancora nel pannolino. Toglierselo e giocarci
alla fine era l’unica cosa che potevano fare nelle lunghe giornate di
solitudine. La madre è stata arrestata mercoledì pomeriggio dopo un
appostamento durato 4 giorni.
I carabinieri del nucleo investigativo hanno lavorato assieme ai
colleghi della stazione del paese vicino Cagliari dove la donna si era
stabilita alla fine dell’anno scorso. Uscita di casa la mattina, la
donna era tornata nella palazzina intorno alle 16.30. Il maresciallo le
si è avvicinato, si è qualificato, le ha chiesto di salire su a casa: in
fretta è arrivato alla porta della camera dei bambini, chiusa a chiave.
«Non l’ho chiusa io...» ha tentato di dire la donna, «Non l’ho certa
chiusa io» ha risposto secco il carabiniere e le ha fatto aprire la
porta. La luce è entrata nella stanza: il maschietto era sdraiato sul
letto con gli occhi aperti verso il soffitto, la femminuccia dormiva. Il
bambino ha girato la testa e ha chiuso subito gli occhi. Troppa luce. Il
maresciallo è entrato, ha parlato piano, il bambino teneva sempre gli
occhi chiusi. Col telefono ha chiamato i colleghi, uno di loro ha
avvertito i vigili urbani che hanno inviato due colleghe, altri ancora
chiamavano l’assistente sociale del Comune che già un’altra volta era
stata in quella casa.
I bambini erano luridi. Avevano il ciuccio e il panno zuppo. Puzzavano.
Le lenzuola di un colore indefinito, l’unico giocattolo, un pupazzo
senza il quale il bambino non dormiva, era lercio. L’a rmadio vuoto.
Alle pareti le impronte delle manine. La finestra era chiusa, solo una
fessura lasciava entrare una lama di luce e un po’ d’aria. Nel soffitto
la lampadina non c’era. L’aveva tolta la madre perché «il bambino
l’accendeva e la spegneva continuamente. Mi dava fastidio».
Attorno alla maniglia della porta-finestra un legaccio di stoffa
annodato con un fiocco: «L’ho chiusa perché i bambini andavano fuori a
giocare con la pompa». I due piccoli uscivano dalla prigione solo per il
pranzo: un piatto di pasta, anche se in frigo c’era altro che poteva
essere cucinato. Se uno non lo finiva, quella sarebbe stata la cena di
tutti e due. Ma non sempre la cena arrivava. La scoperta della tana in
cui la donna teneva segregati i bambini è avvenuta intorno alle 16.30: a
quell’ora i due fratellini non avevano ancora mangiato. Sotto gli occhi
dei carabinieri la donna ha dato al bambino un succo di frutta: stava
mangiando anche il cartone. Le vigilesse sono arrivate con panini al
prosciutto: divorati.
L’intrattenimento che ha fatto colpo sul maschietto era la piccola
torcia tascabile del maresciallo: accendi e spegni, uno spasso che è
durato forse un’ora. La bambina è rimasta stregata dalla televisione.
Una pediatra è stata chiamata subito e ha trovato la bambina in
condizioni molto precarie. Tutti e due avevano difficoltà a muoversi e a
parlare. In casa madre, bambini, carabinieri, vigilesse, assistente
sociale e pediatra si sono trattenuti un po’. La comitiva si è
trasferita poi in caserma, le vigilesse giocavano coi bambini, la madre
stava lì con loro. Si è aspettato fino alla sera per portarla a
Buoncammino. «Mamma deve uscire, starà fuori per un po’, vieni di là a
vedere la televisione?», la bambina ha seguito il maresciallo, il
bambino ha continuato a giocare con la vigilessa e dopo sono stati
accompagnati in una casa famiglia di Cagliari, le vigilesse si sono
trattenute ancora a lungo.
La donna ha altri figli, tutti tolti dal tribunale. Anche adesso era
sotto controllo da parte del tribunale per i minori di Cagliari che
aveva ricevuto la segnalazione dall’ufficio di una città dell’a lta
Italia dove erano cominciate le procedure che probabilmente avrebbero
portato all’allontanamento dei bambini. La donna trascorreva le sue
giornate a chattare, a collegarsi con Facebook e a mandare messaggi.
Erano quelle le sue fonti di sostentamento: fissava appuntamenti, a
volte si presentava, altre no. Comunque riceveva denaro. Ai carabinieri
ha detto di essere una «pierre». A vari clienti inviava sue foto non
troppo vestita. Oppure mandava le foto di donne più giovani di lei,
ovviamente avvenenti. Usciva, il pranzo dei bambini poteva essere alle
13, alle 15, più tardi: dipendeva dagli impegni.
«Ti aspetto al locale x», mandava a dire attraverso la chat line. L’
assistente sociale si era presentata a casa, tempo fa, lei aveva fatto
uscire la bambina: le aveva pulito la faccia e dato un succo. I
carabinieri sono stati coinvolti perché era evidente che qualcosa non
andava nel comportamento della donna: usciva spesso, con chi lasciava i
bambini? Dovrà rispondere di maltrattamenti aggravati e continuati e di
abbandono di minore, che non sono forse le accuse più gravi della sua
vita.
La donna ha già scontato una pena di diversi anni di reclusione per aver
ucciso il suo convivente. Non fu in Sardegna. Lei riuscì a tenere
nascosto il cadavere per molti giorni. Davanti al piccolo esercito
radunato a casa sua mercoledì pomeriggio sembra non abbia mostrato
particolare disorientamento. Lei non picchiava i bambini, dava loro da
mangiare, li teneva chiusi perché altrimenti scappavano e, quanto alla
sporcizia, anche la sua camera sembrava «un porcile».
|
|