110.... Non è un limite di
velocità, ma il numero delle diffide individuali inviate al Ministero
della Giustizia, durante il mese di Aprile, dagli altrettanti aderenti
alla Class Action. Tante sono bastate per indurre il ministero ad
inviare gli ispettori, in alcuni tribunali, per verificare cosa stia
succedendo.
Le diffide, intanto, vengono doverosamente inserite nei fascicoli, e
questo è un primo atto di garanzia verso i diretti interessati, perchè
giocoforza si costringe i magistrati a prestare ancora maggiore
attenzione alla causa in corso, e ad approfondire l'analisi delle
motivazioni che hanno portato il singolo procedimento verso una
determinata direzione (quella che ha originato l'atto di diffida),
piuttosto che verso un'altra (quella attesa, secondo il dettato della L.54/2006).
Ma le reazioni non si sono fatte attendere.
In Trentino, agli avvocati di alcuni aderenti sarebbe stata consegnata
una copia della diffida inviata al ministero, e sono state chieste,
anche se con garbo, spiegazioni. I legali, colti da improvviso timore,
si sarebbero riservati di rimettere il mandato.
In Puglia, dove il Ministero avrebbe già inviato gli ispettori, il
Giudice (donna) incaricato di seguire la causa di uno degli aderenti,
ritenendo che la missiva di cui sopra faccia, direttamente, riferimento
a lei ed al suo operato, ha avanzato al Presidente del Tribunale
competente richiesta di astenersi dal proseguire la discussione. La
richiesta verrebbe giustificata con l'affermazione che chi ha scritto la
diffida abbia alluso alla circostanza per cui il giudice istruttore è un
magistrato donna, e ciò avrebbe costituito un elemento di sfavore nei
suoi confronti.
Niente di più inesatto.
La lettera di diffida individuale fa riferimento, con chiarezza, ad una
".......sensazione di essere discriminato per sesso, nonché una vera e
propria perdita della certezza dei diritti....", e le raccomandate sono
state inviate senza tenere in nessun conto il sesso del magistrato, che
sarà uomo o donna a seconda dei casi. Pare che lo stesso Presidente del
tribunale abbia fatto desistere il giudice dalla paventata astensione.
Tutto sommato, a parte la "sparata" sul genere del giudicante, saremmo
portati a pensare che tali reazioni sono fisiologiche in chi non è
abituato ad essere oggetto di rilievi direttamente portati dal
cittadino. E' una delle più gravi conseguenze della legge Vassalli, che
in più di venti anni ha abituato la Magistratura civile a vivere sotto
una campana di vetro.
Però, mentre l'inserimento della diffida nel fascicolo è un atto dovuto,
bisogna riconoscere che la stessa richiesta di astensione dal giudizio
rappresenta un atto di onestà da parte del giudice, e non il prodotto di
una desiderata sottrazione da eventuali responsabilità nel merito.
Purtroppo, non possiamo affermare la stessa cosa riguardo agli avvocati
che si sono affrettati ad abbandonare (è il caso di dirlo) il proprio
assistito senza alcuna spiegazione. E' proprio ciò che è accaduto: i
legali interessati hanno rimesso il mandato tout court, fornendo
verbalmente le spiegazioni (lei non si doveva permettere......) ma
evitando accuratamente di metterle per iscritto.
Quindi, per quanto costituzionalmente e umanamente ineccepibili, le
missive inviate al ministero della Giustizia pare che abbiano fatto
andare "nel pallone" questa speciale categoria di legali. Nella vicenda
pugliese, per esempio, l'avvocato avrebbe detto al proprio cliente che
ha "sbagliato praticamente tutto a voler fare il 'paladino' ed a
cacciarsi in questa situazione. Che questa azione altro risultato non
avrà che l'addebito della separazione con tutte le conseguenze, gravi,
del caso".
Non contento di ciò, avrebbe rincarato la dose dicendo che
"conseguentemente alla 'scellerata azione', il giudice stesso si
sentirebbe non solo 'osservata', ma anche 'giudicata' - dal Ministero -
e che per questo motivo ritiene che "il magistrato in questione abbia
ricevuto un danno, che lui (l'avvocato) non potrà più entrare
'serenamente' in un aula di tribunale in cui presiede quel giudice, e
che lo stesso 'gliela farà pagare cara' ".
In sintesi, viene rivolta una gravissima offesa proprio nei confronti
del magistrato, il quale sarebbe capace, secondo le stesse parole del
legale, di "vendicarsi" su di lui o, peggio ancora, sull'utente.
Noi escludiamo che questa sia una ipotesi degna di essere condiderata, e
preferiamo accreditare le gravi affermazioni come l'estemporanea boutade
di un professionista che probabilmente, fino a quel momento, non aveva
tutelato fino in fondo il proprio assistito.
Se fosse vero ciò che l'avvocato avrebbe detto a chi ha poi segnalato il
fatto, si aprirebbe una questione delicatissima sul potere dei
magistrati, e sul loro modo di disporne. Se tutto ciò fosse vero, non si
comprende che lavoro facciano i legali, e che fine faccia il diritto
alla difesa.
L'Italia è piena di avvocati onesti, combattivi e coscienziosi,
rivolgetevi a loro.
La possibilità di essere piantati in asso da quegli altri, magari in
prossimità di una delle tante udienze di cui è costellata una
separazione giudiziale, può trasformarsi in un inaspettato colpo di
fortuna per l'utente, e in una chance in più per i legali - tantissimi,
per fortuna - che lavorano bene.
Fonte: Redazione
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