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21/6/10
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ASSISTENTI SOCIALI: IL MANGANELLO DI UNO SQUADRISMO AMMINISTRATIVO
CHE HA COME BERSAGLIO LA FAMIGLIA |
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Le inchieste che vedono al
centro i minori si svolgono con un meccanismo tanto implacabile quanto
ripetitivo.
La maestra o la vicina di casa o un parente che ha conti da regolare,
come nei casi di divorzio, avvisa l'assistente sociale del territorio.
Quest'ultima arriva, parla col bambino o coi "denuncianti", non è tenuta
a interpellare né i genitori né altre persone, e stila una relazione che
finisce sul tavolo del Tribunale dei Minori. Basta parlare di
"problemi", "incapacità genitoriale", o "sospetti abusi" ed ecco che il
Tribunale dei Minori autorizza subito il sequestro dei bambini dalle
famiglie d'origine.
A questo punto è fatta. Alcuni pseudo - esperti, magari neppure laureati
in psicologia, certificano, su indizi psicologici, che "potrebbero
esserci problemi da verificare".
Così i bambini restano per mesi sottratti alle famiglie d'origine senza
che i genitori possano avvicinarli, né spedire loro lettere o
giocattoli, neppure sotto il controllo di questa sorta di carcerieri dei
loro figli.
Perché tanto rigore che non viene applicato neppure ai condannati per le
stragi di mafia, nelle carceri speciali?
La risposta ipocrita arriva fulminea: "I genitori potrebbero turbare i
bambini con le loro lacrime e la loro presenza, spingendoli magari a
ritrattare le accuse".
Quali accuse per quali reati? Ma è ovvio. Quelle raccolte dagli stessi
assistenti sociali in lunghi mesi, prolungabili per anni, in cui i
bambini sono deportati, strappati dalle loro case, affetti, animali e
giochi e in cui nuovi adulti prendono il posto principe come figure di
riferimento. Ecco che queste pseudo - inchieste, che si reggono sempre
su dichiarazioni incrociate e non su prove documentali, vanno avanti
all'infinito. Più i genitori protestano e più vengono puniti con
l'allontanamento. Padri e madri non hanno diritti da far valere: né il
contraddittorio sulle accuse, se ci sono, né quello sulle prove, ammesso
che ne esistano. Né tantomeno sulle perizie psicologiche che riflettono
puntualmente, e sono lucrosamente retribuite coi bilanci delle Ausl, le
convinzioni - e solo quelle delle assistenti sociali che hanno attivato
il meccanismo e che, quasi sempre, torchiano e manipolano i bambini
perché dicano ciò che vogliono sentirsi dire.
Di più. Per i genitori scatta automaticamente la presunzione di
colpevolezza: ma in uno stato di diritto in regime di democrazia, sono
gli accusatori che devono provare le loro accuse, o i cittadini che
devono dimostrare la propria innocenza?
C'è di peggio. Le assistenti sociali e le psicologhe ASL, che fanno
scattare la trappola non potranno mai essere punite per induzione alla
calunnia, circonvenzione, maltrattamenti o quant'altro, non avendo alcun
obbligo di video -fonoregistrare gli incontri con i minori, tenere una
cartella clinica o anche un semplice brogliaccio di note, per cui il
loro operato sfugge a un qualsiasi controllo. Quanto alla preparazione
delle assistenti sociali neanche a parlarne: una farsa se non fosse una
tragedia. Neodiplomate di vent'anni, gente entrata con qualsiasi
espediente nei rami della burocrazia comunale che viene messa a svolgere
il compito di assistente sociale, spesso, con una decisione di tipo
politico. Sarebbero questi gli esperti di infanzia e di famiglie voluti
per erogare fondi pubblici, affitti e sussidi vari.
Una vergogna nazionale. Nascosta e sottile, obliqua. Che si nasconde
dietro ai casi di cronaca, alle vittime vere, per chiedere sempre
maggiori fondi e poteri. Da gestire senza i controlli dei cittadini, con
bilanci mai trasparenti.
Il caso che qui presentiamo è la prova provata di quest'intreccio di
interessi inconfessabili. Dietro ai veri casi di abusi, scoperti in
minima parte da servizi sociali, ci sono migliaia di denunce che servono
a far mucchio per dimostrare un problema, altrimenti, molto minore. Per
forza che poi le prove non arrivano.
Le assistenti sociali sono troppo impegnate a costruire teoremi
colpevolisti e a cercare la materia prima per alimentare la macchina
dell'assistenza, sottraendo i bimbi alle famiglie.
Dietro il caso della Bassa modenese non ci sono solo bambini violentati
dai servizi sociali che avrebbero dovuto proteggerli, ma anche intere
famiglie, insegnanti e parroci torturati da sospetti. Ci sono psicologhe
col titolo di studio fasullo, assistenti sociali e magistrati che vanno
a trovare gli abusologi di professione a 500 km di distanza e ad
assumerli come consulenti.
E poi anche poliziotti, sempre e solo quelli, che si prestano a
costruire prove senza riuscirci, con un Pubblico Ministero dalla
carriera contrastata e che, pur di evitare un tonfo professionale, non
esita a sottoscrivere qualsiasi carta. Evitando persino di concedere una
perizia ginecologica richiesta dagli zii e dai genitori e accettando con
urla e minacce i risultati opposti. Anche se provengono da fior di
specialisti, con luminosa carriera professionale, che vengono chiamati
da altri colleghi con la toga.
L'inchiesta della Bassa è uno scandalo. Per come è nata ed è stata
condotta. È tutto lì, documentato in diciottomila pagine d'inchiesta in
tre anni. E in mille pagine di sentenza. Tutte parole che girano a vuoto
per giustificare le condanne. Che vergogna!
CACCIA ALLE STREGHE IN PIENO XX° SECOLO
Ciò che si è verificato nella Bassa modenese è una storia brutta che
neppure in tempo di guerra, per le persone, le modalità e gli affetti
colpiti, è possibile immaginare. L'incontro di alcune leggi con una data
devianza e cattivi funzionari, lascia, però, spazio al ripetersi di
altri drammi umani e famigliari.
Abbiamo assistito ad una vera e propria caccia alle streghe in pieno 20°
secolo. Con tanto di untori, inquisitori e bambini strappati alle
famiglie che ha colpito e distrutto immigrati del sud e genitori della
zona, parroci, padri, madri, insegnanti e tante famiglie per bene. Una
guerra santa ispirata, almeno in apparenza, dalla più nobile delle
intenzioni: proteggere i bambini e salvarli dal demonio, dagli abusi,
dai riti satanici.
Una missione tanto nobile da travolgere anche la verità.
L'isteria ha contagiato tutti quelli che contano: assistenti sociali,
psicologhe, ASL, certi poliziotti, sindaci di Comuni, pubblici
ministeri, giudici ordinari e speciali.
Non la gente.
Decine di bambini “rapiti” a scuola, o in piena notte dalle assistenti
sociali e dai poliziotti, persone innocenti incarcerate, famiglie
ridotte sul lastrico, galantuomini messi alla gogna con l'accusa dei più
turpi reati. Una madre morta suicida, un fotografo e un parroco di
crepacuore.
Questa testimonianza parlerà principalmente di un’altra vittima ancora,
un’altra madre. È insegnante e ha potuto rifugiarsi all’estero in una
comunità religiosa per partorire il bimbo che recava in grembo. Una
scelta obbligata per impedire che i nuovi inquisitori – assistenti
sociali le portassero via il neonato. E' stata costretta a lasciare
l'amato marito da solo, dopo che da quindici mesi li avevano privati
degli altri quattro figli con l'accusa di "non essersi accorti", che i
loro bambini, dai quattro ai dieci anni, andavano di notte per cimiteri
ad assistere a riti satanici e a farsi abusare.
La "caccia alle streghe" si è scatenata con deprecabili metodi d'altri
tempi e si è incrementata con tanta feroce ottusità da sembrare
interessata.
Le bambine e i ragazzi venivano improvvisamente sottratti alle famiglie,
spesso, sulla base del "teorema" di una psicologa della ASL, della
quale, ancor oggi, non si conosce nulla.
Quando lei "intuiva" che un minore era stato abusato, ne determinava
l'allontanamento dalla famiglia senza alcuna spiegazione ai malcapitati
genitori.
Spediva la relazione - denuncia al Pubblico Ministero e al Tribunale dei
Minori. Di qui scattava l’apertura di un procedimento penale ad opera
del PM e contestualmente un provvedimento ‘’provvisorio e urgente’’ di
allontanamento dei minori da parte del Tribunale.
Il bambino non riferiva alcun abuso che giustificasse la macchinazione?
"Era naturale – rispondeva con relazioni fotocopiate la psicologa -
doveva prima sentirsi protetto e al sicuro". Generalmente dopo 5 - 6
mesi (ma alla bisogna anche prima) di isolamento dalla famiglia e di
costanti plurimi colloqui interrogatori settimanali della psicologa.
E' difficile che un bambino dopo quel periodo di allontanamento dalla
famiglia e dagli abusanti non si senta protetto a sufficienza per non
raccontare delle violenze subite. E' altrettanto difficile ipotizzare
che un bambino, in quel lasso di tempo e in quelle condizioni, non dica
all'adulto ciò che questi intende sentirsi dire.
Esiste il problema dell'abuso e del falso abuso alla soluzione dei quali
gli operatori sociali e i tribunali dovrebbero dare un contributo di
trasparenza e di maturità evitando, innanzitutto, di addentrarsi in
strade senza ritorno.
Smembrare una famiglia sulla base di un'intuizione, o della
dichiarazione di una bimba di otto anni, diventa errore imperdonabile
che porta danni e pregiudizio alla carriera se non è provato dai fatti.
Di qui l'avvitamento a imbuto degli operatori che non si fermeranno più
nemmeno di fronte alla scoperta della verità, quando dà torto ai loro
teoremi precostituiti...
Continua...
http://www.falsiabusi.it/Modena/cortelloni.htm
Pubblicato da Admin a 09.51
Etichette: Servizi Sociali, Sottrazione coatta di minore
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