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22/9/10
I diritti (negati) dei papà
Quando i genitori si lasciano, quasi sempre i figli sono affidati alle
mamme. E i padri, che per il mantenimento a volte finiscono in rovina,
spesso li incontrano con difficoltà.Nel 2009, 100.252 bambini
sono stati coinvolti in separazioni non consensuali, e 49.087 in
divorzi. Nell’85% dei casi i giudici affidano i figli alle madri. Spesso
gli accordi sul tempo da concedere ai papà sono disattesi o ignorati.
Tiberio Timperi, che da quando s’è separato dalla moglie Orsola
Gazzaniga fatica a vedere il figlio Daniele, sei anni, sull’argomento ha
scritto il libro Amarsi sempre! Sposarsi?: «I giudici - dice -
dovrebbero avere il coraggio di essere impopolari e affidare il bambino
al genitore più equilibrato. Se questi è il papà, che si dia il bambino
a lui».
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Padre e figli
Ernesto Emanuele, presidente dell’Associazione papà separati di Milano:
«La legge stabilisce che il padre non può più vedere i figli quando c’è
una denuncia di stalking o di violenza da parte della moglie. Se la
moglie accusa il marito di usarle violenza, e lo fa anche senza
apportare alcuna prova, allora lui deve lasciare casa e figli. In due
ore i padri sotto accusa devono andarsene e sta a loro dimostrare la
propria innocenza». Siccome i tempi della giustizia sono lentissimi, può
capitare che al padre venga restituita l’onorabilità quando i figli sono
diventati maggiorenni.
La situazione dei padri italiani potrebbe essere ribaltata da una
recente sentenza della Cassazione (n. 32562) con cui i giudici hanno
stabilito che il papà al quale l’ex moglie impedisce di vedere i figli
ha diritto al risarcimento dei danni morali. Danni che, qualche giorno
fa, il cantante Morgan ha chiesto ad Asia Argento.
In Italia i padri separati sono quattro milioni, di cui 800mila vivono
sotto la soglia di povertà: «Il 25% degli ospiti delle mense dei poveri
sono separati e divorziati. Molti di questi dormono in auto e i più
fortunati (circa 500mila) sono tornati ad abitare dalle loro famiglie
d’origine. È un fenomeno che riguarda per lo più operai, impiegati e
insegnanti. Le separazioni e i divorzi, dati gli obblighi economici e le
spese che determinano, trasformano questi lavoratori in clochard» (Gian
Ettore Gassani, presidente nazionale dell’Ami, l’Associazione
matrimonialisti italiani). Fuori dal coro un noto avvocato
matrimonialista Annamaria Bernardini De Pace: «Stanno peggio le donne,
magari con due figli da tenere e senza lavoro. Nel corso della mia
attività professionale mi sono interessata a circa 18.000 casi e neppure
uno coi dati catastrofici riferiti dai papà separati. Più frequenti
sono, invece, i casi di papà che non vogliono pagare».
Un padre che si separa spende una tariffa minima di 1.500 euro per la
consulenza legale, poi deve versare a ex moglie e figli un assegno di
mantenimento che in genere corrisponde a un terzo delle sue entrate
mensili (in media 550 euro al mese). Inoltre, visto che la casa
coniugale viene lasciata al genitore affidatario dei figli - quasi
sempre la donna – l’uomo deve pagare un nuovo affitto o un nuovo mutuo
(in media 700 euro al mese), ricomprare gli elettrodomestici (2 mila
euro), pagare una donna che si occupi delle pulizie di casa (8-10 euro
l’ora). «Aggiungendo le spese extra, come un buon servizio di piatti
(650 euro) andato in frantumi durante le litigate, si può arrivare a
spendere anche poco meno di 30 mila euro in un anno» (Carlo Pileri,
presidente dell’Adoc).
Per venire incontro alle esigenze dei padri separati in difficoltà il
Comune di Roma ha creato nel 2009 la “Casa dei papà”: 22 appartamenti
dove stare con i figli, canone mensile 200 euro. Stanno prendendo
un’iniziativa analoga anche a Milano, dove, dice l’Ami, i padri separati
sono quasi 50mila: in via Calvino sorgerà la “Casa del padre separato”,
160 posti letto con camere singole e doppie, mensa, giardinetto e
biblioteca. In Italia è stata Bolzano la prima città a lanciare, nel
2004, l’idea di un rifugio per padri separati con Laboratorio Bolzano
(cinque stanze con bagno privato) aperto dal Centro Asdi (Centro
Assistenza separati e divorziati),seguito quattro anni più tardi dalle
case-albergo su misura per i genitori in difficoltà dopo la rottura
familiare. A Savona è operativa dal maggio scorso la Casa dei papà (130
metri quadri con sei posti letti, salone, cucina e servizi) realizzata
dall’associazione ligure La luna dei papà, e la Regione Piemonte ha
approvato un provvedimento che permette ai genitori separati in
difficoltà di ricevere aiuti economici, oltre ad abitazioni temporanee o
definitive.
Con la crisi aumentano anche i divorzi. Domenico Fumagalli, responsabile
lombardo dell’Associazione dei papà separati dice che circola una specie
di legge di Murphy sul tema: «Ti licenziano? E allora è molto facile che
ti separerai». Le ragioni sono sociali, psicologiche, familiari: «Sta di
fatto che la nostra associazione ha registrato un boom di adesioni
proprio dalle zone più colpite dai licenziamenti. L’area di
Agrate-Vimercate, per esempio, dove hanno chiuso diverse aziende».
L’avvocato matrimonialista Cesare Rimini dice che «negli ultimi mesi, a
causa della crisi, c’è stato un boom di cause per rivedere gli assegni
di mantenimento. In pratica, quello che qualche anno fa un (ex) marito
poteva garantire alla (ex) consorte, ora non è più in grado di
garantirlo». In media di quanto vengono ridotti gli assegni?
«Impossibile indicare una media, il giudice decide caso per caso in base
al reddito (che può diminuire o scomparire del tutto, se il padre
separato perde il posto di lavoro) e al patrimonio. E ormai capita anche
che sia la moglie a dover staccare l’assegno di mantenimento per il
marito rimasto disoccupato» (Cesare Rimini a VoceArancio).
In Italia si sta sviluppando il fenomeno dei “separati in casa”, coniugi
che, di comune accordo, pur di non affrontare il rischio di spese
insostenibili, accettano di vivere sotto lo stesso tetto. Si calcola che
una coppia su cinque (il 20% del totale) vive in queste condizioni nel
nostro Paese. La percentuale sale in Lombardia, dove arriva al 33% (cioè
una coppia su tre) e sfiora la soglia del 40% a Milano.
«La verità ha spesso due facce, talora tre. Ci sono i padri che si
battono con fermezza per avere il rapporto, la vita, con i loro figli.
Ci sono i padri che invece violano i doveri che hanno nei confronti dei
loro figli. Infine ci sono anche i bambini che si rifiutano, loro, di
vedere il padre o la madre. La cronaca di questi giorni segnala la
decisione della sezione VI penale della Corte di Cassazione che,
confermando la sentenza della Corte d’Appello di Bologna, ha condannato
la madre che aveva ostacolato “la stabilità dei rapporti affettivi tra
la figlia infraquattordicenne e il padre, negando l’esercizio del
diritto di visita e violando così l’esecuzione del provvedimento del
giudice”. Oltre alla sanzione penale c’è stata anche la condanna al
risarcimento del danno morale di 3.000 euro e di altri 2.000 per spese
di giustizia. [...] Un’altra sentenza della Cassazione ha ribadito che
l’esercizio del diritto di visita del genitore non è solo una facoltà,
ma anche un dovere. E infatti un padre è stato condannato a rimborsare
le spese che le sue mancate frequentazioni dei figli avevano causato
alla madre. Infine la Suprema Corte ha ricordato in un’altra sentenza
che, in base ai principi sanciti dalla Convenzione di New York del 20
novembre 1989 ratificata dalla legge italiana, se un minore divenuto
ormai adolescente e perfettamente consapevole dei propri sentimenti
prova nei confronti del genitore non affidatario sentimenti di ostilità
o di ripulsa, di ciò si deve pur tenere conto anche se è proprio il
genitore, presso il quale il minore vive, che infonde quell’avversione.
Si leggono le sentenze e sembra di vedere vicende diverse, ma alla base
c’è sempre la mancanza di responsabilità, il non saper essere genitore»
(Cesare Rimini sul Corriere della Sera).
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