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http://city.corriere.it/2010/09/23/interviste.shtml
23/9/10
I padri non sono genitori di serie B
Tiberio Timperi Giornalista e conduttore tv, porta avanti un battaglia
pubblica (e privata) affinché i padri separati abbia davvero diritto
alla cura dei figli |
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Lei è uno dei padri separati
celebri che, come il portiere
del Brescia Matteo Sereni, hanno messo la faccia per il
‘diritto ai figli’: perché?
Perché ci sono tante altre persone, che non hanno la mia
visibilità, che non hanno le mie risorse economiche, e si trovano
in mezzo a una strada a causa di un sistema culturale, che in
caso di separazione privilegia e le donne rispetto agli uomini.
Lei è separato e ha l’affidamento congiunto di suo figlio:
ha difficoltà a vederlo?
Sono titolare di un provvedimento di affido condiviso ben fatto e
illuminato, che però a volte non è stato interpretato a favore di
mio figlio. Ma preferisco non parlare della mia vicenda personale.
Parliamo in generale, allora: quali sono i problemi più
diffusi con l’affido condiviso?
Se ci sono conflitti, le madri possono facilmente ostacolare il
rapporto con il padre. Basta un certificato medico o non
rispondere al telefono. Ricordo che le sanzioni giuridiche per
inosservanza al provvedimento del giudice sono irrisorie: 103
euro di multa.
Be’,questo vale per entrambi i genitori...
In Italia l’affidamento condiviso ormai viene concesso per il 90%
dei casi. Però poi, all’interno del condiviso, il 95% dei
“collocamenti” è fatto in modo tale che il bimbo abiti con la
mamma.
Lei ha mai vissuto con suo figlio?
Ci vivo, ma grazie a un provvedimento del giudice. È giusto
secondo lei che un padre per stare con il figlio abbia bisogno del
provvedimento del giudice?
Sta dicendo che la legge sull’affido condiviso non
funziona?
È uno “stato d’animo”, funziona solo se c’è buon senso da ambo
le parti. Ma in caso di separazione giudiziale non è assolutamente
applicabile. Le mamme sanno che il 99,9% delle volte il figlio
verrà “collocato” presso di loro. E molto spesso lo usano come
una clava.
Insomma, secondo lei è una legge ipocrita...
È una legge nobile applicata in maniera ipocrita. Concretamente
ha peggiorato le cose. Quando un genitore non è d’accordo con
l’altro su scelte fondamentali, per esempio se mandare il figlio in
una scuola pubblica o privata, deve rivolgersi all’avvocato. E
questo significa soldi, soldi, soldi. E provvedimenti d’urgenza,
istanze al giudice. Di fatto si favorisce solo la lobby degli
avvocati.
Eppure in Europa la norma è l’affidamento congiunto e
sembra funzionare benissimo.
Nei Paesi Bassi per il genitore collocatario che ostacola il rapporto
con l’altro genitore – e non parlo volutamente di ‘padre’ o ‘madre’
– è previsto l’arresto. In Italia rischia 103 euro. Vogliamo mettere
100mila euro? Vogliamo mettere l’arresto? Vogliamo vedere che
poi tutto fila meglio?
Basterebbe?
Aiuterebbe. Poi bisogna iniziare a non trattare i padri come
genitori di serie B. In questo Paese quando sei un papà e vai da
un avvocato per chiedere l’affido di tuo figlio, ti rispondono:
“Lascia stare, è impossibile”. Se ti dicono così – e te lo dicono –
vuol dire che la legge non è uguale per tutti. È più uguale per la
mamma.
In effetti c’è ancora un grande pregiudizio su questo: “La
mamma è sempre la mamma”...
Non c’è un pregiudizio, c’è un Everest, un Himalaya, un universo
di pregiudizi! Mi spieghi perché io a Roma ho dovuto creare una
casa alloggio per padri separati, con la benedizione e l’aiuto
fattivo dell’Assessora alle Politiche sociali Sveva Belviso, mentre
non ci sono case di accoglienza per madri separate?
Perché?
Perché la donna è iper tutelata. La donna in Italia ha subito mille
violenze, mille soprusi, mille angherie. Ma non ci possiamo
sdebitare solo al momento del divorzio. Non ci possiamo
dimenticare del femminismo una volta che si va davanti a un
giudice per la separazione.
Spesso separazione vuol dire anche problemi economici...
Sì, perché le madri hanno l’affidamento del figlio 9,9 volte su
dieci. E con il bambino la casa. Così il povero cristo che ha
lavorato una vita, si trova in una botta sola senza un figlio, senza
una casa e con lo stipendio che prima bastava per un nucleo
familiare, che deve bastare per due. Magari con il mutuo. Ci sono
madri parassite: non è carino dirlo, non sono tutte così, ma
questa è una parte della realtà che nessun vuol vedere.
Ma la cattiva gestione dei figli non dipende anche dal fatto
che in Italia abbiamo una pessima cultura, da parte di
tutti? I bimbi spesso vengono usati come arma di ricatto.
I figli sono un’arma di ricatto solo per chi sa di averli già in mano,
cioè in Italia la madre.
In concreto come dovrebbe cambiare la legge, secondo
lei?
Il condiviso va concesso solo se non c’è conflittualità. Se c’è, il
giudice deve valutare chi è aggredito e chi aggredisce, devono
essere fatte delle perizie psichiatriche serie. E poi si deve
decidere senza pregiudizi, iniziare ad affidare i bambini anche ai
padri.
Secondo lei si tratta di prendere atto di cambiamenti
sociali?
Sì, il muro di Berlino è caduto, i papà cambiano i pannolini, ma
per un certo orientamento culturale sono genitori di serie B.
Sottili come un bancomat: devono solo pagare. Dopo l’aborto,
dopo divorzio, oggi c’è un’altra grande battaglia sociale: quella
per la giusta separazione. Io ci metto la faccia e il cuore perché le
cose devono cambiare.
Elena Tebano
elena.tebano@rcs.it
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