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23/10/10

Merito, trib. di Trieste, obbligatorio accompagnare i bambini a scuola

Il presidente della sezione civile del Tribunale di Trieste, Giovanni Sansone, ha rigettato oggi il ricorso presentato dalla mamma di un bimbo di 9 anni che frequenta una scuola di Buja (Udine); la donna riteneva di poter far fare al figlio il tragitto scuola-casa e viceversa, circa duecento metri, da solo. La scuola non può sottrarsi ai suoi doveri - è stata in sostanza la motivazione del giudice - fra i quali rientrano anche quelli della tutela e dell'integrità degli alunni nel percorso scuola-casa.

Alla mamma, che aveva sostenuto il proprio diritto a decidere sull'educazione dei figli, e, quindi, pretendeva di poter mandare a scuola il bimbo senza accompagnamento, si era opposto il dirigente dell'istituto scolastico di Buja ritenendo che il percorso scuola-casa avesse «degli elementi di criticità» e che quindi il bimbo dovesse essere accompagnato a scuola. Il giudice - che aveva dato otto giorni di tempo alle parti per trovare una soluzione condivisa - ha anche condannato la famiglia del bambino al pagamento delle spese processuali.

«Mi viene il dubbio che sia tutta un'esagerazione sulla sicurezza. Noi comunque andiamo avanti, ricorreremo in appello»: lo ha detto, in serata, la madre del bimbo. «Cerco di insegnare a mio figlio che si deve guardare attorno», ha spiegato la donna, interpellata dall'Ansa. «Tra un mese e mezzo - ha aggiunto - avrà dieci anni, a noi sembra giusto così. Non mi sembrava nulla di pericoloso, né una cosa che potesse stravolgere le idee del bambino. Così si sente autonomo e indipendente». La donna ha annunciato che ricorrerà in appello, forte di un precedente pronunciamento giuridico da parte della magitsrtaura di Tolmezzo (Udine).

Il caso, infatti, è sorto un anno fa, a novembre 2009: in quell'occasione i carabinieri avevano dovuto segnalare alla Procura di Tolmezzo (Udine) che la madre non andava a prendere il figlio. «Ma poi - ha spiegato la donna - la Procura ha archiviato, perché essendo stato educato in questo modo, la scelta veniva ritenuta adeguata». La donna, che con il marito gestisce un'azienda, ha detto di «fare questa battaglia anche per i tanti paesini in cui ci sono problemi del genere. Ci sono altre pensone che stanno pensando a questa cosa - ha notato - ma poi forse lasciano stare, io mi sono sentita di andare avanti».


Fonte: personaedanno.it -
 

 

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