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http://www.adiantum.it/public/1537-merito,-trib.-di-trieste,-obbligatorio-accompagnare-i-bambini-a-scuola.asp
23/10/10
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Merito, trib. di Trieste, obbligatorio accompagnare i bambini a
scuola |
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Il presidente della sezione
civile del Tribunale di Trieste, Giovanni Sansone, ha rigettato oggi il
ricorso presentato dalla mamma di un bimbo di 9 anni che frequenta una
scuola di Buja (Udine); la donna riteneva di poter far fare al figlio il
tragitto scuola-casa e viceversa, circa duecento metri, da solo. La
scuola non può sottrarsi ai suoi doveri - è stata in sostanza la
motivazione del giudice - fra i quali rientrano anche quelli della
tutela e dell'integrità degli alunni nel percorso scuola-casa.
Alla mamma, che aveva sostenuto il proprio diritto a decidere
sull'educazione dei figli, e, quindi, pretendeva di poter mandare a
scuola il bimbo senza accompagnamento, si era opposto il dirigente
dell'istituto scolastico di Buja ritenendo che il percorso scuola-casa
avesse «degli elementi di criticità» e che quindi il bimbo dovesse
essere accompagnato a scuola. Il giudice - che aveva dato otto giorni di
tempo alle parti per trovare una soluzione condivisa - ha anche
condannato la famiglia del bambino al pagamento delle spese processuali.
«Mi viene il dubbio che sia tutta un'esagerazione sulla sicurezza. Noi
comunque andiamo avanti, ricorreremo in appello»: lo ha detto, in
serata, la madre del bimbo. «Cerco di insegnare a mio figlio che si deve
guardare attorno», ha spiegato la donna, interpellata dall'Ansa. «Tra un
mese e mezzo - ha aggiunto - avrà dieci anni, a noi sembra giusto così.
Non mi sembrava nulla di pericoloso, né una cosa che potesse stravolgere
le idee del bambino. Così si sente autonomo e indipendente». La donna ha
annunciato che ricorrerà in appello, forte di un precedente
pronunciamento giuridico da parte della magitsrtaura di Tolmezzo
(Udine).
Il caso, infatti, è sorto un anno fa, a novembre 2009: in quell'occasione
i carabinieri avevano dovuto segnalare alla Procura di Tolmezzo (Udine)
che la madre non andava a prendere il figlio. «Ma poi - ha spiegato la
donna - la Procura ha archiviato, perché essendo stato educato in questo
modo, la scelta veniva ritenuta adeguata». La donna, che con il marito
gestisce un'azienda, ha detto di «fare questa battaglia anche per i
tanti paesini in cui ci sono problemi del genere. Ci sono altre pensone
che stanno pensando a questa cosa - ha notato - ma poi forse lasciano
stare, io mi sono sentita di andare avanti».
Fonte: personaedanno.it -
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