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CONVEGNO DEL 6
OTTOBRE 2008
TRA CONFLITTI DI
COPPIA, AMBIVALENZA E SENSO DI COLPA: IL DIFFICILE RUOLO DEL PADRE.
Relatore:
Andronico dott.ssa Antonella (pedagogista):
Questa sera si
parla di emozioni, cattiveria, astio e rabbia. Io lavoro in uno studio
privato che aiuta le coppie in crisi, che vogliono condividere questa
realtà emotiva, non solo del padre ma anche del figlio e quindi aver la
possibilità di riconoscere le emozioni del bambino. Una frase tipica che
sento nel mio lavoro è ‘io e la mia ex facciamo in modo chi il bambino
non soffra’, ma questo atteggiamento è ancor più dannoso per il bambino.
Il bambino ha un
solo universo: esso è composto da papà e mamma, essi sono due colonne
portanti. Il bambino vive del rapporto di mamma e papà, e se un giorno
essi si separano, il mondo interiore del bambino si spacca, poi, dopo,
si spacca anche quello esteriore (2 camerette, 2 cucine, ecc). Qualcosa
cambia nel mondo interiore, da questo scisma il bambino è preso da
angoscia; egli può cambiare, e possono sopravvenire p.es. dei problemi
nel sonno, nel mangiare, ecc.
Se in precedenza i
genitori si sono sposati, l’han fatto per realizzare un progetto
familiare e, per loro, il figlio rappresenta la consacrazione di questa
unione. Quando l’amore finisce, questo rappresenta il fallimento del
progetto, e ciò coinvolge il bambino. Quindi priviamo il bambino del
progetto della famiglia ‘perfetta’. Il bambino viene così investito del
fallimento del progetto dei genitori, con il sopravvenire negli stessi
di inevitabili sensi di colpa.
Il bambino
assiste, ma vive dentro di sé la separazione dei genitori, e a volte
diventa capriccioso, in quanto, a differenza di ‘molti’ adulti, non
riesce ad assimilare ciò che succede intorno a lui.
Quando un neonato
nasce, non sa del suo corpo, ma solo a 2 mesi inizia a riconoscerlo, dai
contatti fisici che ha con il mondo esterno (p.es. urta la carrozzina,
sente che c’è qualcosa, perché sento…perché sono io che ho toccato). La
stessa cosa è a livello psicologico: non ha limite: urla e si dispera
finché non arriva il genitore, e quando questo tarda ad arrivare,
inizia a vivere la frustrazione e l’angoscia di essere abbandonato.
Il bambino
crescendo ha bisogno dell’ostacolo per riconoscersi: il genitore è il
suo contenitore (l’abbraccio) e questi ‘argini’ del ‘fiume’ cono
l’educazione. E’ normale che il bambino sia aggressivo in quanto vuole
sfondare questi argini. Il compito del genitore è creare questi argini,
che il bambino cerca continuamente di sfondare.
Ma quando un
genitore vive un trauma come la separazione, tende a indebolire il suo
argine. Ma il bambino c’è ( e vive anche lui la separazione), e se
capita che sente di aver abbattuto l’argine del genitore, vive
l’angoscia dell’abbandono (‘che sarà di me!’).
Relatore:
Pandolfo dott.ssa Stefania (psicanalista):
Prima di iniziare
il convegno ho parlato con alcuni di voi, e ho avuto la sensazione che
proviate rabbia, sì, verso la vostra ex e perché volete avere più vicino
a voi il vostro bambino, ma anche perché vedete a vostro figlio negata
la presenza del padre.
Valutiamo adesso
il ruolo del padre nella psicanalisi e cosa prova il bambino privato del
padre. Esiste in psicanalisi la funzione materna e la funzione paterna,
ed è importante per il bambino ci siano entrambe.
Ci devono essere
due riferimenti:
-
Funzione
materna: aiutare il bambino a sentire le emozioni, che di solito fa
la madre (aiutata dagli ormoni dopo il parto), ma può svolgerla
anche il padre: non è una regola. Quindi dare un nome alle emozioni
del bambino (hai freddo, hai fame, ecc), fargli capire che cosa
sente. Ma nello svolgere la funzione materna ci si onnipotentizza:
ci si sente padrone di insegnare al bambino tali emozioni, ne
consegue un attaccamento al figlio, e tutto ciò dà appagamento e
gratificazione per la madre, e il papà ne rimane tagliato fuori, ma
pazientemente aspetta.
-
Funzione
paterna: il padre rappresenta nella psicanalisi il ‘terzo’ che tira
fuori la madre e il figlio dalla loro ‘simbiosi’ (in psicanalisi è
la cosa più mortifera, in quanto non porta a sviluppo). Per il
bambino, oltre che a conoscere le calde mani della madre, è
fondamentale conoscere anche il codice paterno: il bambino sente le
parole della madre, ma non le capisce: ha bisogno delle parole
maschili (l’altro).
La madre consente
lo sviluppo emozionale, ma il padre dà lo sviluppo intellettivo, e l’uno
è necessario all’altro. E’ inutile essere sensibile se non si sa
comunicarlo, definirlo.
A questo punto la
parola passa alla sala per gli ultimi 15 minuti, dove a seguito di
domande, e risposte, nascono vari argomenti che riguardano i problemi
dei bambini privati della continua figura paterna.
Il convegno
termina alle ore 23.
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