Ecco un riassunto in forma di appunti presi dal segretario dell’associazione durante il convegno, tenutosi presso la sede di Associazione Papà separati e figli onlus in corso Novara, 64 a Torino dalle ore 21 alle 23.

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CONVEGNO DEL 6 OTTOBRE 2008

 TRA CONFLITTI DI COPPIA, AMBIVALENZA E SENSO DI COLPA: IL DIFFICILE RUOLO DEL PADRE.
 

Relatore: Andronico dott.ssa Antonella (pedagogista): 

Questa sera si parla di emozioni, cattiveria, astio e rabbia. Io lavoro in uno studio privato che aiuta le coppie in crisi, che vogliono condividere questa realtà emotiva, non solo del padre ma anche del figlio e quindi aver la possibilità di riconoscere le emozioni del bambino. Una frase tipica che sento nel mio lavoro è ‘io e la mia ex facciamo in modo chi il bambino non soffra’, ma questo atteggiamento è ancor più dannoso per il bambino.

Il bambino ha un solo universo: esso è composto da papà e mamma, essi sono due colonne portanti. Il bambino vive del rapporto di mamma e papà, e se un giorno essi si separano, il mondo interiore del bambino si spacca, poi, dopo, si spacca anche quello esteriore (2 camerette, 2 cucine, ecc). Qualcosa cambia nel mondo interiore, da questo scisma il bambino è preso da angoscia; egli può cambiare, e possono sopravvenire p.es. dei problemi nel sonno, nel mangiare, ecc.

Se in precedenza i genitori si sono sposati, l’han fatto per realizzare un progetto familiare e, per loro, il figlio rappresenta la consacrazione di questa unione. Quando l’amore finisce, questo rappresenta il fallimento del progetto, e ciò coinvolge il bambino. Quindi priviamo il bambino del progetto della famiglia ‘perfetta’. Il bambino viene così investito del fallimento del progetto dei genitori, con il sopravvenire negli stessi di inevitabili sensi di colpa.

Il bambino assiste, ma vive dentro di sé la separazione dei genitori, e a volte diventa capriccioso, in quanto, a differenza di ‘molti’ adulti, non riesce ad assimilare ciò che succede intorno a lui.

Quando un neonato nasce, non sa del suo corpo, ma solo a 2 mesi inizia a riconoscerlo, dai contatti fisici che ha con il mondo esterno (p.es. urta la carrozzina, sente che c’è qualcosa, perché sento…perché sono io che ho toccato). La stessa cosa è a livello psicologico: non ha limite: urla e si dispera finché non arriva il genitore,  e quando questo tarda ad arrivare, inizia a vivere la frustrazione e l’angoscia di essere abbandonato.

Il bambino crescendo ha bisogno dell’ostacolo per riconoscersi: il genitore è il suo contenitore (l’abbraccio) e questi ‘argini’ del ‘fiume’ cono l’educazione. E’ normale che il bambino sia aggressivo in quanto vuole sfondare questi argini. Il compito del genitore è creare questi argini, che il bambino cerca continuamente di sfondare.

Ma quando un genitore vive un trauma come la separazione, tende a indebolire il suo argine. Ma il bambino c’è ( e vive anche lui la separazione), e se capita che sente di aver abbattuto l’argine del genitore, vive l’angoscia dell’abbandono (‘che sarà di me!’).

 

Relatore: Pandolfo dott.ssa Stefania (psicanalista): 

Prima di iniziare il convegno ho parlato con alcuni di voi, e ho avuto la sensazione che proviate rabbia, sì, verso la vostra ex e perché volete avere più vicino a voi il vostro bambino, ma anche perché vedete a vostro figlio negata la presenza del padre.

Valutiamo adesso il ruolo del padre nella psicanalisi e cosa prova il bambino privato del padre. Esiste in psicanalisi la funzione materna e la funzione paterna, ed è importante per il bambino ci siano entrambe.

Ci devono essere due riferimenti:

  • Funzione materna: aiutare il bambino a sentire le emozioni, che di solito fa la madre (aiutata dagli ormoni dopo il parto), ma può svolgerla anche il padre: non è una regola. Quindi dare un nome alle emozioni del bambino (hai freddo, hai fame, ecc), fargli capire che cosa sente. Ma nello svolgere la funzione materna ci si onnipotentizza: ci si sente padrone di insegnare al bambino tali emozioni, ne consegue un attaccamento al figlio, e tutto ciò dà appagamento e gratificazione per la madre, e il papà ne rimane tagliato fuori, ma pazientemente aspetta.

  • Funzione paterna: il padre rappresenta nella psicanalisi il ‘terzo’ che tira fuori la madre e il figlio dalla loro ‘simbiosi’ (in psicanalisi è la cosa più mortifera, in quanto non porta a sviluppo). Per il bambino, oltre che a conoscere le calde mani della madre, è fondamentale conoscere anche il codice paterno: il bambino sente le parole della madre, ma non le capisce: ha bisogno delle parole maschili (l’altro).

La madre consente lo sviluppo emozionale, ma il padre dà lo sviluppo intellettivo, e l’uno è necessario all’altro. E’ inutile essere sensibile se non si sa comunicarlo, definirlo.

 

A questo punto la parola passa alla sala per gli ultimi 15 minuti, dove a seguito di domande, e risposte, nascono vari argomenti che riguardano i problemi dei bambini privati della continua figura paterna.

Il convegno termina alle ore 23.

 

 

 

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