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22/1/10
Leggi anche Class action nella sezione
Cronaca e
Utilità
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Class Action verso il Ministero della Giustizia
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A quasi quattro anni
dall’entrata in vigore della L. 54/2006, la concreta applicazione della
normativa sull’Affidamento Condiviso e della Bigenitorialità incontra,
ancora oggi, forti resistenze culturali in molti tribunali ordinari e
dei minori. Se numerose sono le testimonianze culturali a sostegno della
norma (anche da parte di insigni rappresentanti della Magistratura),
nulla sembra essere cambiato nel merito.
Questo primo lungo “periodo di osservanza” della legge 54/2006, infatti,
è stato caratterizzato da una vasta disomogeneità dei provvedimenti in
cui l´affidamento condiviso è stato spesso negato ora per la reciproca
conflittualità, ora per l’età dei figli o ancora per la distanza tra le
rispettive abitazioni dei genitori. Ciò ha causato nei cittadini
interessati la sensazione diffusa di una vera e propria perdita della
certezza dei diritti.
In molti tribunali della nostra Repubblica, sono frequenti i casi in cui
il giudice consente ancora l´omologazione di affidamenti esclusivi
concordati tra le parti senza che vi siano indicate le ragioni di
pregiudizio a carico del genitore da escludere, derivando da ciò una
evidente violazione del diritto indisponibile del minore a un rapporto
equilibrato e continuativo con entrambi i genitori (comma uno
dell´articolo 155 codice civile).
Nella generalità dei casi, poi, la più vistosa forma di non applicazione
della legge 54/2006 si rinviene nel c.d. falso affidamento condiviso, e
cioè nella concessione puramente formale/nominale dell’Affidamento
Condiviso, al quale, però vengono attribuiti contenuti pressoché
identici a quelli di un affidamento esclusivo, soprattutto attraverso
l’introduzione della figura del “genitore convivente” o “collocatario
prevalente”, inventata dalla Magistratura, nella sua interezza.
E’ bene notare che il Legislatore non fa menzione, nella legge, del
“domicilio privilegiato”, eppure la sua applicazione – questa sì ! – è
avvenuta con sorprendente omogeneità in tutti i tribunali della
Repubblica !
Così facendo, si è svuotata di significato la normativa, si riproduce
l’antico modello del genitore affidatario (dei figli e della casa
coniugale) e si mantiene elevato il livello del conflitto tra
ex-coniugi, a danno dei figli. Ciò, evidentemente, è l’esatto contrario
di ciò che si era proposta la riforma del 2006, introdotta per
sostituire il modello monogenitoriale con quello bigenitoriale.
Il Ministero della Giustizia avrebbe dovuto vigilare su quanto accadeva,
anche perché centinaia di reclami, nel frattempo, giungevano da tutta
Italia a testimonianza che qualcosa non andasse per il verso giusto, che
il nuovo meccanismo non funzionava.
Ebbene, la mancata e doverosa attività di vigilanza sulla puntuale e
omogenea applicazione, nei tribunali, della L. 54/2006, il conseguente
danno esistenziale causato a bambini e genitori, nonchè i negativi
effetti patrimoniali, derivanti dalle lunghe e costose battaglie
giudiziarie sostenute dai genitori al solo scopo di ottenere un diritto
la cui applicazione è invece prevista per legge, sono alla base della
azione collettiva che ADIANTUM vuole intentare al Ministero della
Giustizia. Ma c´è di più. L´azione verrà proposta anche in
considerazione degli "standard qualitativi……stabiliti dalle autorità
preposte alla regolazione ed al controllo del settore, da cui deriva la
lesione diretta, concreta e attuale dei predetti interessi" (norma di
attuazione dell’articolo 4 della legge 4 marzo 2009 n. 15 in materia di
efficienza delle pubbliche amministrazioni).
Sotto accusa, pertanto, oltre al difetto di vigilanza, l´eccessiva
burocratizzazione che svilisce i diritti previsti dalla norma, e le
attese ingiustificabili che i minori coinvolti sono costretti a subire
nell´ambito dei procedimenti giudiziari in materia di affidamento.
Centinaia sono i casi raccolti dall´Osservatorio ADIANTUM sul condiviso,
ben distribuiti in tutto il territorio della Repubblica. E’ innegabile
che, dopo questo ampio periodo di esame, l’aggiramento della norma
sembra ormai diventato una prassi strutturale nei tribunali italiani,
con grave nocumento per i minori che sono coinvolti in un sistema di
affidamento ancora sostanzialmente mono-genitoriale.
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