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La Cassazione
ha stabilito che si può essere un buon padre anche se si è stati un
cattivo marito.
Sembra una decisione di poco conto, ma rischia di
essere una di quelle che lasciano il segno.
Con la sentenza numero 2993 i giudici della prima sezione civile della
Suprema Corte di Palermo hanno stabilito che un marito occasionalmente
violento con la moglie può comunque essere un buon genitore e ha
confermato in sede di divorzio al padre l'affido esclusivo della figlia
17enne e l'affido condiviso del figlio minore di 9 anni. Durante le liti
con la moglie l'uomo tendeva a rispondere alle offese verbali di lei con
i ceffoni. Per i giudici di merito l'occasionale violenza alla madre,
benché ripetuta, non può essere un motivo ostativo per l'affidamento
condiviso del figlio.
I giudici hanno spiegato che la ragione dell’affido condiviso è da
ricercare nella “necessità di superare gli ostacoli” che l’uomo
incontrava nel mantenere un rapporto con il bambino, inizialmente
affidato solo alla madre. In sostanza, il diritto al rapporto affettivo
padre-figlio è cosa diversa dalle colpe che possono essere addebitate
nei rapporti con la moglie.
La straordinarità della cosa sta nel fatto che un pessimo marito è
generalmente considerato, soprattutto se violento, una persona non
adatta all'affidamento dei figli, ritenuto un cattivo esempio per la
prole.
Questo binomio cattivo consorte=cattivo genitore è stato spesso
utilizzato nelle aule dei tribunali per allontanare uno dei due genitori
(di solito il marito violento) senza prendere in considerazione i casi
in cui la madre, a volte cattiva consorte o esempio negativo (per
esempio nei casi in cui tradiva il marito, o ancora si drogava, beveva,
era ammalata di depressione o altre patologie mentali) continuava ad
avere un rapporto esclusivo con la prole.
Con questa sentenza la Cassazione, pur addebitando al coniuge violento
il fallimento del matrimonio, ha stabilito che questo non deve in nessun
modo limitare il rapporto padre-figli, che deve anzi essere preservato.
La sentenza è comunque destinata a suscitare polemiche. L'AMI
Associazione Avvocati Matrimonialisti Italiani è contraria.
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| Roma, 9 feb. (Apcom) - Il
comportamento violento del marito fa ricadere su di lui la colpa in caso
di divorzio ma non cancella il suo diritto all'affido dei figli minori.
In pratica, la Cassazione distingue tra il buon papà e il cattivo
marito. I giudici della prima sezione civile della Suprema Corte hanno
infatti confermato la sentenza dei magistrati di Palermo che nonostante
abbiano dato la colpa all'ex marito in una causa di divorzio, gli hanno
però concesso l'affido condiviso del figlio minorenne. Inutilmente la ex
moglie è ricorsa in Cassazione sottolineando il comportamento violento
dell'ex coniuge il quale, nei frequenti litigi, non esitava a prenderla
a schiaffi. I giudici hanno spiegato che la ragione dell'affido
condiviso è da ricercare nella "necessità di superare gli ostacoli" che
l'uomo incontrava nel mantenere un rapporto con il bambino,
originariamente affidato solo alla madre. In sostanza, il diritto al
rapporto affettivo con il figlio è cosa diversa dalle colpe che possono
essere addebitate nei rapporti con la moglie. |