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7/5/10
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Torino: Una casa per i padri divorziati
Divorzi in tempo di crisi: molti uomini lasciano l’alloggio coniugale
ma non riescono a pagare gli alimenti e il nuovo affitto. Una soluzione
in via Garibaldi
di ALESSANDRO MONDO |
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TORINO
Un luogo protetto, dove provare a ricostruire per qualche tempo un
abbozzo della famiglia perduta: dalla casa che non c’è più al rapporto
con un figlio o una figlia affidata all’ex-coniuge dopo il naufragio
della separazione.
L’ultima sfida che il Comune sta tentando a Torino ha il sapore di un
atto di civiltà più che di un atto dovuto. Entro la metà di giugno in
via Garibaldi 6 sarà disponibile il primo edificio riservato agli «ex» -
non importa se lui oppure lei, ma gli uomini sono più numerosi - che in
conseguenza del divorzio devono fare le valige e abbandonare la loro
casa. «Da tempo pensavo a un’iniziativa del genere - spiega Roberto
Tricarico, assessore alle Politiche per la casa -. Solo grazie alla
collaborazione del privato sociale riusciremo a realizzarla». Il target
riguarda soprattutto gli ex-coniugi che non hanno ottenuto l’affidamento
del minore, una casistica che rimanda prevalentemente ai padri, e non
hanno un luogo in cui trascorrere qualche ora di mezza serenità con i
figli.
L’iniziativa, senza precedenti a Torino, è il frutto della
collaborazione tra interlocutori diversi e a loro modo complementari.
L’Arciconfraternita della Santissima Trinità, sensibile ai ripetuti
richiami del cardinale Poletto su un fenomeno crescente e drammatico, ha
dato in locazione a canone convenzionato l’immobile in via Garibaldi
alla Cooperativa Tenda Servizi, specializzata nell’offerta di servizi
alla persona. La cooperativa presieduta da Maria Teresa Wally Falchi,
grazie ad un finanziamento della Compagnia di San Paolo nell’ambito del
«Programma Housing», si sta occupando della ristrutturazione dei locali
e dei progetti di accompagnamento. Il Comune, tramite l’agenzia
«Locare», selezionerà le richieste e le dirotterà alla cooperativa.
Giusto ieri Tricarico ha mandato a «Tenda Servizi» la lettera nella
quale formalizza la richiesta di destinare l’immobile a questa
destinazione d’uso. Domanda che in linea di massima è già stata accolta.
«Valuteremo con attenzione la proposta perchè riteniamo possa rientrare
nelle finalità sociali del progetto», commenta Wally Falchi
«Coabitando»: questo il nome del condominio solidale nel quale sarà
ricavata una decina di posti letto. Parliamo di piccoli alloggi
completamente autosufficienti, dove sarà possibile non solo dormire ma
cucinare, messi a disposizione per una permanenza massima di 18 mesi a
un costo più che contenuto: 280 euro al mese, tutto compreso. Alloggi ma
anche spazi comuni dove trascorrere un po’ di tempo con i figli, magari
con la disponibilità di psicologi e personale qualificato.
Il senso è quello di un progetto che si ricollega ad altre iniziative
già sul campo: come «Insieme per la casa», promossa dalla Diocesi
torinese tramite la Caritas, o «Stesso piano», il progetto di «co-housing»
per studenti varato dalla Compagnia di San Paolo, o il condominio
solidale di via Nizza, dove i ragazi inqulini, come contropartita per il
pagamento dell’affitto ad equo-canone, si impegnano a svolgere servizi
per il caseggiato.
Eppure «Coabitando» vuole essere qualcosa di ancora diverso: la risposta
concreta ad un’emergenza che anche la Regione, alla fine della passata
legislatura, ha affrontato con una legge ad hoc per tutelare i genitori
separati. Al primo posto, anche in quel caso, la disponibilità di una
casa: la pietra miliare per tentare di ricostruirsi una vita sulle
macerie di un matrimonio fallito. Non è un caso se il primo applauso
arriva dall’Associazione Papà separati e Figli, nata nel 2006 e oggi
forte di 620 iscritti, che gestisce uno sportello di accoglienza e si
batte perchè l’affido sia veramente condiviso: non solo a parole. «E’
quello che ci voleva - commenta Claudio Caresio, il segretario -.
L’iniziativa del Comune è la riprova di un problema drammaticamente
attuale».
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