Sono legittime le decisioni
del giudice fondate su consulenze redatte in un altro processo, e non
acquisite ritualmente nella causa in corso.
Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza 16010 del 7
luglio 2010. Il caso riguarda l’attribuzione di responsabilità per
un’infiltrazione di acqua nel box auto. Il Giudice di pace di Napoli,
aveva dichiarato la colpa del Condominio e lo aveva condannato al
pagamento di una somma in via equitatativa. Contro questa decisione il
Condominio aveva presentato ricorso in cassazione dichiarando la
violazione del proprio diritto di difesa, poichè il giudice, in fase di
decisione, si era basato, su una consulenza tecnica d’ufficio redatta in
un altro processo. Respingendo il ricorso, gli Ermellini hanno
riaffermato invece il principio di diritto secondo cui "il giudice e
libero di utilizzare, per la formazione del suo convincimento, anche
prove raccolte in un diverso processo, - tra le stesse parti o tra altre
parti – le quali possono valere come semplici indizi, atti a fornire
elementi indiretti e concorrenti di giudizio, ed essere complessivamente
valutabili nel procedimento logico induttivo e presuntivo per
l'accertamento del fatto controverso”.
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