L’eredità acquisita dall’ex
coniuge anche dopo la fine della convivenza influisce sull’importo
dell’assegno divorzile.
E’ quanto ha affermato la Suprema Corte che, con la sentenza 23508 di
oggi, ha respinto il ricorso di un uomo contro la sentenza con cui il
Tribunale di Ferrara lo obbligava a versare ogni mese oltre duemila euro
all’ex moglie. Nel determinare l’importo dell’assegno il Tribunale aveva
considerato l’eredità paterna, anche se ricevuta sei anni dopo la
separazione. La Cassazione ha condiviso la tesi dei giudici di merito
sul punto e chiarito che, se è vero che “l'acquisizione di beni per via
successoria dopo la cessazione della convivenza non influisce nella
valutazione del tenore di vita tenuto dalla famiglia in costanza di
matrimonio e, sotto tale profilo, non rileva ai fini della
determinazione dell'assegno divorzile.”, questo tuttavia non vuol dire
che “i beni ereditati non debbano essere presi in considerazione ai fini
della valutazione della capacità economica del coniuge che viene gravato
dell'assegno divorzile, dovendo tale valutazione essere fatta sulla base
dei criteri stabiliti dall'art 5 della legge 898/70, in ragione delle
condizioni dei coniugi, delle ragioni della decisione, del contributo
personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare ed
alla formazione del patrimonio di ciascuno o di quello comune, del
reddito di entrambi, valutandosi tutti i suddetti elementi anche in
rapporto alla durata del matrimonio.”
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